L'ultimo giorno di scuola

Genitori applaudono i docenti all'uscita dell'ultimo giorno di scuolaSi chiude oggi un anno scolastico travagliato per via della pandemia, che già aveva danneggiato l'anno precedente. Una situazione complessa sotto diversi profili e sicuramente foriera di difficoltà e disagi, oltreché di un senso diffuso di fatica e di incertezze. Direi, però, facendo gli scongiuri, che il peggio dovrebbe essere passato e dovremmo tornare da qui alla ripartenza ad una normalità che può rasserenare.
Ho accettato la sfida dell'Istruzione, una delle deleghe che ho nel mio ruolo di governo, conscio delle difficoltà e della necessità di capire questo mondo che si dipana dalle scuole dell'infanzia sino all'Università, che rientra anch'essa nelle materie di cui debbo occuparmi.
Il settore è complesso: si frammischiano competenze regionali con norme statali, con confini non sempre distinguibili e molte prassi e consuetudini che devono essere comprese e talvolta modificate.

La Sovrintendenza agli studi è un Dipartimento regionale che deve dialogare con Roma e dunque è una Dirigenza regionale diversa dalle altre, proprio per certi confini di competenza che andranno meglio chiariti, ad esempio in materia di concorsi. E bisogna ricordare che maggior autonomia va motivata con l'assunzione totale e molto elevata dei costi del sistema scolastico sul bilancio regionale ed anche con la particolarità del bilinguismo e delle scuole di montagna.
Certo, reggere il settore non è semplice. Si tratta di un mondo molto sindacalizzato e dunque bisogna dialogare. L'autonomia scolastica prevede dei dirigenti scolastici con ampi spazi decisionali che vanno armonizzati. E' incredibile il numero di allievi con difficoltà certificate e dunque con bisogni particolari. La politica di prossimità scarica sull'assessore di turno sfoghi e speranze di genitori ed insegnanti, per scritto e di persona, e bisogna essere pazienti ma anche fermi contro gli eccessi.
Eppure, malgrado il cimento sia pieno di spine, bisogna non solo stare a galla, ma interrogarsi su mille questioni. Si passa dalla crisi demografica che svuota le scuole al rapporto con le numerose scuole paritarie, dalle carenze dell'edilizia scolastica alla formazione degli insegnanti, dall'uso delle nuove tecnologie al rispetto del francese, dalla necessità di linee guida al rispetto di scelta pedagogiche corrispondenti alle diverse scuole.
Ci sono poi temi cardine come l'orientamento, l'abbandono scolastico, il rapporto fra scuola e formazione professionale e molto altro ancora che tralascio per ragioni di spazio.
E' una bella sfida, sapendo che la scuola è una portaerei difficile da manovrare ed è un mondo geloso delle sue prerogative, dubbioso sui cambiamenti ed immerso in linguaggi e mentalità proprie. Nessuno può pensare a chissà quali rivoluzioni, ma qualche segno sarebbe utile, ma i tempi della politica non sono mai rapidi. Vedremo con i fatti, sapendo del capitale umano rappresentato dai giovani che non dobbiamo sprecare e del ruolo essenziale degli insegnanti. Lo ricorda quel grande divulgatore che è Piero Angela: «L'insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l'insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il Paese di domani».
Fondamentale anche per un piccolo Paese come la Valle d'Aosta.
Intanto ringrazio tutti gli attori della scuola valdostana, sperando in un'estate che dia respiro dopo tante fatiche suppletive e che la ripresa sia all'insegna della normalità del «tutti in aula!».

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