Politica VdA: cosa direbbe Snoopy?

Ci vorrebbe il grande disegnatore dei "Peanuts", Charles M. Schulz ed il suo impagabile bracchetto Snoopy per dire qualcosa di arguto sulla situazione politica valdostana.
Io l'ho presa da tutta i lati, sul serio e per ridere come estremi, questo avvolgersi in storie, cui in parte ho compartecipato. Tipo riunioni, pranzi, ceni, caffè, confronti, telefonate, messaggini e mail.
Il peggio sono i documenti che pongono ultimatum: "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" e non è poco quando le maggioranze sono appese ad un filo. Male anche la presenza di scrittori di programmi monstre con citazioni dotte e grandi filosofie, magari da parte di chi ha l'esperienza politica di una scarpa, ma si piace molto.

Carissimo 2020...

Carissimo 2020,
so bene che sei bisesto e dunque, come sostiene un detto menagramo, funesto. Poteresti sfortuna per via di quegli inusuali 29 giorni del mese di febbraio, che ti poteranno ad avere 366 giorni.
Ma come nasce la superstizione che sostiene che un anno bisesto porti sfortuna? Si ritiene che siano stati proprio gli antichi romani - di fronte a questa variazione tecnica del calendario ogni quattro anni - a coniare per primi questa frase.
Tutto deriva dal fatto che febbraio era anche il Mensis Feralis, quello in cui si celebravano le ricorrenze funebri, il mese dei morti. Roba da fare gli scongiuri e che si estendeva all'anno intero!
Vorrei rassicurarti: in Valle d'Aosta dovrebbe essere difficile fare peggio del 2019 che esce di scena. Un annus horribilis in tutto e per tutto, tranne che - per onestà - per l'ultimo inverno che ci porterà agli anni Venti, in cui la neve è arrivata a far frittura la stagione dello sci.
Per il resto poche cose buone. La Politica in particolare è affondata nella melma e la Giustizia ha scoperchiato pentoloni puzzolenti.
Bisognerà riprendersi e contiamo sul tuo autorevole sostegno, sperando davvero che infine si risalga! Altrimenti saranno guai ancora più grossi.

Tregua di Natale e auguri

Per qualche giorno - almeno per gli auguri - propongo una "tregua di Natale", che possa permettere, al di là delle legittime posizioni, qualche riflessione in prospettiva, ben oltre la politique politicienne per il bene complessivo della Valle.
Ricordo che la "tregua di Natale" è avvenimento storico, della Prima Guerra Mondiale. dapprima il 25 dicembre del 1914 alcuni soldati inglesi e tedeschi si trovarono nella "terra di nessuno", posta fra le trincee dei due schieramenti, e celebrarono il Natale con uno scambio di doni ed una partita di calcio. Un anno dopo capitò a Natale fra francesi e tedeschi.
Il mio augurio, al di là delle classiche formule di rito, è che si esca dall'impasse morale, ancor prima che penale, che tocca in profondità la credibilità della nostra Valle all'interno e all'esterno. Una comunità come la nostra - che conosciamo come seria e operosa - deve in coro rifiutare i pericoli delle infiltrazione mafiose e condannare le complicità locali.
Su questo punto deve esserci un idem sentire e deve esprimersi il massimo della solidarietà.
À l'aube du Nouvel An, acceptez de tout cœur les vœux les plus chaleureux pour une année exceptionnelle!

Giovani che non sanno leggere

Non so se capiti anche a voi di rendervi conto, nella vita quotidiana, delle difficoltà nella capacità di lettura anche di persone inaspettate. Come se il leggere fosse diventato non solo una fatica, ma si affaccino i fantasmi non tanto del famoso analfabetismo di ritorno, ma persino di partenza.
Eppure ricordo tante persone conosciute che non avevano fatto che pochi anni di elementari, che sapevano leggere, scrivere e far di conto, come se quei rudimenti fossero acquisiti per sempre e fossero l'ovvia base per processi sempre esistiti di un'acculturazione in proprio. "Autodidatti", un tempo li si chiamava così con ammirazione.
Leggevo sul "Sole - 24 ore" Eugenio Bruno e Claudio Tucci: «Fatto sta che la capacità di lettura degli studenti italiani continua a peggiorare. E anche in scienze sono messi male mentre in matematica se la cavano. A dirlo sono le rilevazioni "Pisa-Ocse 2018" che valutano le conoscenze e competenze chiave dei quindicenni sparsi per il globo. Ad arrancare, dal punto di vista territoriale, sono soprattutto il Sud e le isole. Mentre, per tipologia di scuola, a restare indietro sono soprattutto gli istituti professionali».

Se in Europa si canta "Bella ciao"

Grande curiosità ha creato in queste ore il video, diffuso sul Web, che mostra il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni mentre, con altri commissari del gruppo dei socialisti e democratici europei, canta "Bella ciao" in Parlamento.
Oltre a Gentiloni, ad intonare il famoso brano, considerato e vedremo se a torto o a ragione, emblema della lotta partigiana e della Resistenza in Italia, c'erano i vicepresidenti Frans Timmermans e Maros Sefcovic, Nicolas Schmit, commissario al Lavoro, Jutta Urpilainen, commissaria ai Partenariati internazionali, Helena Dalli, commissaria all'Uguaglianza, ed Elisa Ferreira, commissaria alla Coesione e alle Riforme.
Non c'è occasione di vario genere e anche nei diversi Continenti in cui "Bella ciao" venga intonata per la sua musicalità e il valore simbolico che incarna. Per altro, cantanti di tutto il mondo l'hanno ripresa, allargando la sua popolarità, e pochi mesi fa in Spagna ed in Francia due versioni diverse "modernizzate" sono finite nelle "Hit Parade".

La strana politica estera dei pentastellati

Quando la famosa e lucidissima politologa Sofia Ventura ha scritto un suo editoriale su "La Stampa" di domenica non sapeva che Beppe Grillo - messo in riga il leader traballante dei "Cinque Stelle", Luigi Di Maio - sarebbe andato ad omaggiare (e viceversa) l'Ambasciatore cinese in Italia.
Ma quel che aveva scritto ottiene, se possibile, ancora più forza ed è bene tenerlo a mente, perché la politica estera di un Paese non sono bruscolini ed ogni scelta di campo pesa.
Dice Ventura: «Il percorso del M5s è sempre più accidentato. La sconfessione della decisione di Di Maio di non partecipare alle prossime elezioni regionali venuta da Rousseau ha rappresentato un vero inciampo. E come accade nei momenti critici, torna fuori il nome di Alessandro Di Battista, un nome improbabile, ma che Di Maio usa come minaccia contro chi davvero conta - perlomeno nelle istituzioni - e che gli sta sottraendo la fiducia. Ma Di Battista, un po' fuori e un po' dentro, pur tuttavia immagine dell'originaria anima movimentista, altermondialista dei 5 stelle, che con Di Maio andò a incontrare l'esponente dei Gilet Gialli Christophe Chalençon e che lo scorso anno batté le strade dell'America Latina ansioso di cogliere i fermenti populisti di quel continente, si dibatte tra la voglia di politica italiana e la passione di "inviato"».

Ricordare il nazismo contro l'indifferenza

La cronaca quotidiana offre piccoli pezzi di puzzle che, una volta composti, consentono un'immagine d'insieme, oggetto di riflessione. Pensiamo al ritorno del nazismo, uno dei fenomeni storici più abietti, che continua ad avere nel mondo dei suoi adepti, evidentemente decerebrati.
Penso ai due ragazzi che si sono visti un paio di giorni fa a "Lucca Comics and Games" a sfilare con divise naziste, con tanto di svastiche e celtiche, e persino di un carro armato in scala per rendere più suggestiva la loro "sfilata". Ho ammirato un cittadino, finito sul Web, che li ha ben apostrofati, facendo capire la gravità di quel loro gesto evocatore, che non aveva nulla di una simpatica mascherata.
Più o meno nelle stesse ore il Consiglio comunale di Dresda, città tedesca della Sassonia abitata da oltre mezzo milione di persone e bombardata dagli Alleati nell'ultimo periodo dell'ultima guerra mondiale, ha approvato una mozione per dichiarare una "emergenza nazismo". Nella mozione si legge che "le azioni e gli atteggiamenti antidemocratici, antipluralisti, misantropici e dell'estrema destra, inclusi atti di violenza, stanno accadendo a Dresda con una frequenza sempre maggiore".
Insomma, persino in Germania - specie nell'Est, per anni sotto il comunismo - rispunta questa brutta bestia.

Ivana Meynet e la sua umanità

Sono rimasto colpito - non solo perché legata da una parentela con mia moglie - dalla morte di Ivana Meynet e ne scrivo qualche giorno dopo per scelta.
Avevo conosciuto Ivana alcuni anni fa ed il caso aveva voluto che la sua bambina fosse nata, alla "Maternità" di Aosta, quasi in contemporanea con il mio bambino più piccolo. La perdita della mamma di una sua coetanea è una storia tristissima e profondamente ingiusta.
Mi ha molto colpito il fatto che molte delle persone incontrate in questi giorni mi parlassero con trasporto e con partecipazione di questa perdita, che dimostrava qualche cosa in più della normalità di un lutto e per questo ho atteso: per la conferma di una sorta di onda che si è alzata nel ricordo.
Oltretutto le circostanze della morte sono arrivate dopo una lunga ed invalidante malattia per un tumore che le era stato purtroppo diagnosticato tardivamente ed il decorso della malattia aveva costretto Ivana ad una terribile immobilità in un letto.

La vecchia storia dell'evasione fiscale

Il settimanale "L'Espresso", come un flash dal passato, pubblica un articolo del 1980 di Leonardo Sciascia dedicato al tema più controverso che ci sia in Italia: le tasse e gli evasori fiscali.
Così scriveva il grande scrittore siciliano, intitolato «Far pagare le tasse agli italiani, la più grande delle utopie» annotava Sciascia «Quale il vizio, il difetto la remora da colpire principalmente negli italiani cominciando, come troppo tardi si comincia, a parlare di una "questione morale"?
Qualche anno fa, da pochi giorni in Italia, un diplomatico straniero mi chiese: "da dove si comincia in questo paese? Dalla scuola?". Risposi: "dalle tasse". E continuo a pensarla così.
Non avendo dello Stato un'idea mitica o mistica, considerandolo come un insieme di servizi al cui mantenimento i cittadini dovrebbero concorrere principalmente devolvendogli una parte considerevolmente proporzionata del loro reddito, ritengo che il sottrarsi a questo dovere implichi necessariamente una condizione di indifferenza o di rassegnazione o addirittura di avversione nei riguardi di quei servizi che si dovrebbero pretendere in cambio»
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Altro Calepin breve e triste

Mi viene da piangere a pensare allo stato d'animo dei miei amici catalani.
Se la scelta democratica e non violenta sortisce condanne alla galera, allora c'è da chiedersi che cosa debba fare un popolo per affermare il proprio desiderio di libertà.
Rabbrividisco pensando alla Spagna ed all'Europa sua complice.

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