blog di luciano

Chiusi in uno schermo

Riunione on lineQuindici anni fa cominciai ad usare in Regione, in modo piuttosto ordinario per riunioni di lavoro, la videoconferenza con Roma e con Bruxelles. La scelta all'epoca appariva, per alcuni, eccentrica, per me che venivo dal lavoro televisivo - e dunque dalla normalità di collegamenti di questo genere - non lo era affatto. Ora quell'intuizione che precorreva i tempi è diventata la normalità ed entrerà nelle nostre abitudini più di quanto si immagini.
E' stata la pandemia, con il confinamento, col lavoro a distanza e le regole sanitarie restrittive anche per chi ha continuato a lavorare in presenza, a dettare l'agenda. Ancora oggi, che le maglie piano piano si allargano, la mia giornata resta scandita da molte riunioni o conferenze in remoto. E' una modalità in molti casi faticosa, che allunga i tempi e rende più macchinose le decisioni, oltreché non consente quel rapporto umano fatto di messaggi corporali, di posture, di espressioni, persino silenzi e anche occhiate, sorrisi, musi lunghi.

Il Recovery e le Regioni

Mario Draghi al Consiglio europeo straordinario del 24 maggioIl Piano di Resilienza è una grande operazione messa in piedi dall'Unione europea per una ripartenza dell'economia e della società. I soldi ci sono e sono copiosi e nulla di questo genere è mai stato fatto a livello comunitario.
Tuttavia qualcosa non torna e ho aspettato a scriverne a fondo sino a quando non ne ho avuto certezze che alimentano alcune preoccupazioni. Ho seguito con il presidente Erik Lavevaz il "Recovery Fund" alias "New Generation" per la semplice ragione che ho la delega sugli Affari europei. Quando ancora le scelte italiane erano abbozzate dal Governo Conte bis, avevamo avuto dall'oggi all'indomani la richiesta di mandare dei progetti che avessero una buona certezza di essere realizzati entro il 2026. Dalle diverse branche della nostra Regione ne arrivarono in fretta e furia 51 che girammo allo Stato per un totale di circa un miliardo di euro. Avessimo avuto tempo saremmo stati più analitici e riflessivi.

Gaia

La Grecia e l'Italia meridionale viste della Stazione Spaziale InternazionaleIntendiamoci bene: questa questione del «tempo che fa» è un classico nei rapporti umani. Mi riferisco naturalmente al tempo meteorologico, vale a dire l'insieme dei fenomeni che hanno luogo nell'atmosfera terrestre in un dato istante.
Non appena l'uomo cominciò a parlare, fuori da una caverna o sopra una palafitta, di sicuro iniziò discutere con qualche simile - guardando il cielo - del tempo e delle sue evoluzioni, non sapendo che primo poi ci sarebbe stata questa scienza.
Di questi tempi fa veramente impressione questo maggio che paradossalmente, quando invece ci sarebbe bisogno di bel tempo, non ha fatto che infliggere, almeno a noi popolazioni delle Alpi, già colpite al cuore dal virus, della pioggia, del vento e naturalmente in alta quota c'è stata pure la neve. Ora la primavera ha battuto un colpo per posteggiarci - speriamo! - in un'estate piacevole di cui abbiamo francamente bisogno. Per altro ormai vedere le previsioni è scelta compulsiva di molto di noi!

La funivia dell'avidità

La funivia del MottaroneTorno, con una certa angoscia, al terribile schianto di una cabina della funivia del Mottarone. Penso ai quattordici morti di cui ora conosciamo le storie personali e mi riferisco a quel bambino rimasto orfano, unico sopravvissuto. Esiste una terribile crudeltà in una vicenda in cui purtroppo si può evocare la fatalità per chi si è trovato lì in una giornata di svago, mentre la fatalità non è invece la causa di quanto avvenuto, ma l'avidità.
A caldo avevo già scritto del mio sconcerto sulla vicenda ed anche di una mia fiducia, dati alla mano, sulla generale sicurezza degli impianti funiviari per la bassa incidenza di drammi, come quello purtroppo avvenuto sul Lago Maggiore. Non lo scrivevo a vanvera, ma perché - essendomi occupato in passato di questo settore - so bene come siano molto stringenti le norme di sicurezza sia al momento della costruzione, sia in fase di esercizio ed anche attraverso la normativa che regola gli aspetti manutentivi. Ricordo come le norme di sicurezza delle funivie siano le stesse in tutti i Paesi europei, Svizzera compresa.

Le nicchie inquietanti

Cavalli con paraocchi...Sono un uomo pieno di dubbi e non invidio chi manifesta solo certezze granitiche. Anzi, dirò di più, quelli che nelle discussioni non si spostano di un millimetro dalla loro posizione, come cavalli con il paraocchi, li trovo imbarazzanti. Loro sono il Verbo, il resto non conta.
Molte di queste persone sono piene di cascami del passato, imbevuti di vecchi ideologismi, che trasformano le persone in soldatini obbedienti chiusi nelle caserme. Ma esistono fenomeni nuovi che lasciano stupefatti: nascono logiche settarie che non hanno neppure ampio respiro ideologico, ma sono nicchie persino inquietanti.
Pierluigi Battista su "Huffpost": «Mi chiede: "Ma sei ebreo?". "No, perché?". "Difendi con tanta passione lo Stato di Israele, pensavo che lo fossi". E infatti, la logica tribale esclude che si possa sostenere un argomento solo perché lo si ritenga giusto. Se non appartieni, non hai in tasca il voucher che ti autorizza a parlare».

Riflessioni sulla pandemia

Un avviso sulla vetrina di un negozio di Aosta, lo scorso aprileCi sarà un giorno in cui, non a caldo come avverrebbe ora, rifletteremo sulla pandemia ed i suoi effetti. A me interessa, per ovvia deformazione professionale, l'impatto sulla politica e le sue decisioni. Certo qualcosa è già evidente, come il centralismo nelle decisioni più importanti e scienziati che fanno più politica dei politici. Poi aggiungerei i ritardi nelle decisioni e spesso le scelte astruse e illogiche. Ed anche azioni concrete così diverse tra Paesi europei da chiedersi che cosa ci stia a fare l'Unione europea almeno in campo sanitario, che prevederebbe azioni comuni di contenimento.
Ma un articolo pubblicato nella lettera del "Grand Continent" illumina già altri spazi. Un testo lungo e difficile, da cui traggo arbitrariamente qualche spunto utile per la discussione.
Questo l'inizio: «Chiudere tutto, aprire, ri-chiudere, riaprire: questi due anni di pandemia sono stati all'insegna delle scommesse. Chi nell'aprile 2020 riteneva avventato puntare tutto sull'arrivo della primavera è stato contraddetto da un'estate tranquilla; ma chi ad agosto insisteva per considerare "morto" il virus ha dovuto fare i conti con l'arrivo di un autunno terribile. Nessuno poteva dirsi sicuro delle proprie previsioni, anche se molti lo hanno fatto. Certo ci sono i comitati tecnici e le curve epidemiologiche che descrivono alla perfezione il passato e con qualche difficoltà il futuro, ma alla fine le decisioni spettano sempre alla politica».

Siamo spiati

Lo smartphone 'magnetico'Non prendiamoci in giro: le norme sulla privacy dovrebbero essere il massimo della tutela della nostra sfera intima ed invece come non mai siamo spiati, profilati, catalogati. Non esiste angolo della nostra vita privata e personale che non sia scandagliata per trarne vantaggio.
Ne ha scritto in modo lucido Raffaele Romanelli su "Domani" e sarà bene che ci si ragioni e si trovino reali contromisure.
Ecco l'attacco: «Chi indaga in rete sulle mensole per il bagno o acquista un libro di Popper, sa che da quel momento sarà inondato di offerte di mobilio o di opere filosofiche. Ci sentiamo spiati e controllati. Lo siamo, ma c'è ben altro. Ben al di là dei nostri acquisti di libri o consultazioni di mensole, gli algoritmi che muovono "Facebook" o "Google", "Snapchat", "Instagram", "YouTube" o "TikTok", registrano i post che abbiamo letto, i messaggi che abbiamo mandato, i siti che abbiamo consultato, ma anche se li abbiamo appena scorsi, per quanto tempo sono passati sotto i nostri occhi».

La funivia caduta ed i ricordi

La funivia cadutaLa tragedia del Mottarone mi scuote in profondità. Ho lavorato nel settore degli impianti a fune, essendo stato per anni vice presidente nazionale della "Associazione Nazionale Esercenti Funiviari" e dunque conosco bene la serietà del settore, che ha norme molte severe sulla sicurezza e con molti controlli periodici. E' proprio per questo che bisogna sapere in fretta che cosa non abbia funzionato in questo caso per evitare psicosi.
Con franchezza si aggiunge infatti la circostanza che si viene da una stagione invernale che ha posto il settore in crisi profonda con la chiusura dello sci ed ora piomba il comprensibile clamore e le preoccupazioni legittime che sta suscitando questa vicenda dolorosa e luttuosa. L'evento è avvenuto su di un impianto storico che era stato modernizzato con un'inaugurazione avvenuta nell'agosto del 2016. Immagino ora il terribile dolore delle famiglie colpite in una domenica di svago e di gioia per la ritrovata libertà di con una gita con una funivia che sale dal lago Maggiore alla cima della montagna.

Le gride manzoniane del Coronavirus

Matrimonio e mascherine...La "grida" era una comunicazione ufficiale (disposizioni, editti, avvisi pubblici) emessa dall'autorità e "gridata" sulla pubblica piazza da apposito banditore. L'alfabetizzazione universale è storia recente e dunque nei secoli passati esisteva più l'orale che lo scritto.
Le "gride" al plurale furono rese famose da Alessandro Manzoni nel suo romanzo "I promessi sposi", ambientato nel Ducato milanese del Seicento occupato dagli Spagnoli. L'autore ricordava - rifacendosi a testi scritti - che si trattava di disposizioni «spagnoleggianti», emesse con titoli altisonanti, con linguaggio contorto ed articolato anche nei dettagli, e dove venivano annunciate pene assai severe per coloro che non le avessero rispettate, ma che poi, nella realtà, venivano ampiamente disattese.
Ne abbiamo avute anche in questo anno delle gride, prima "contiane" (Giuseppe Conte bicefalo), poi "draghiane" (Mario Draghi multicolor) in un misto di "Dpcm" e di decreti legge, cui si sono aggiunte le ordinanze regionali. Molto spesso si sono dettate regole assurde, immotivate e inapplicabili.

Freerider: libertà e rischi

La foto ed il titolo dell'articolo sui freeridersMi mandano ed oggi la vedo pubblicata su "La Stampa" una fotografia in cui ci sono cinque sciatori amici per la pelle sorridenti: quattro di loro, in diverse circostanze, sono morti sotto una valanga.
Questo è un destino triste in eventi drammatici, che ha colpito specialisti del freerider. Per chi non lo sapesse "Wikipedia" così fotografa il fenomeno : "Nello sci alpino, nello snowboard e nel telemark, con il termine freeride (in italiano "andare liberi") si indica l'attività fuoripista in neve fresca, avente scopo ludico e la ricerca del senso di libertà. Per la risalita si utilizzano gli impianti di risalita e a volte, per brevi tratti, le ciaspole, le pelli di foca oppure l'elicottero. E' considerata una disciplina intermedia tra sci alpino e sci alpinismo avvicinandosi molto, in taluni casi, a quest'ultima per l'attività fuoripista e i rischi connessi".

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