blog di luciano

"La Stampa" in sciopero e il destino dei giornali

Un cartello che avvisa la mancata uscita del quotidianoLa carta stampata resta la carta stampata. Malgrado l'assalto del digitale, almeno per me il gusto di leggere il giornale cartaceo resta intatto. Poi è vero - per non essere ipocrita - che, svegliandomi molto presto, in genere leggo i giornali ancora nel letto sul mio telefonino (finché la vista regge...). Ma non è certo la stessa cosa rispetto al rito dello sfogliare, del ritornarci sopra, di posare e riaprire il giornale, che è in fondo un gusto antico.
Leggo poi nel corso di una giornata tutto il leggibile, spiluccando dai diversi giornali anche attraverso certe rassegne stampa, e devo dire che mi stupisco che ci siano persone che leggono dei giornali che sono schierati e non coltivo, perché non sono così ingenuo, il mito della totale indipendenza delle testate, ma ci sono limiti che rendono il giornalismo grottesco.
Invece resto dell'idea con Enzo Biagi: «Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l'acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata».

I grandi vecchi: problemi e solitudini

Un'anziana a passaggio per AostaIn questi giorni, fra parenti, amici e conoscenti, sono morte molte persone anziane. In quella fascia che ormai si definisce "quarta età", che non è solo una questione di età avanzata - da quello che ho capito - ma è quella parte estrema della vita di molti, in cui esiste una forma di obbligatoria dipendenza da altri e diventa acuto il decadimento fisico.
Questione poco allegra, ma per chi orbita attorno alla sessantina come me ormai questo vuol dire avere a che fare - per chi ha la fortuna di averli ancora - genitori o parenti che sono ormai "grandi vecchi" e come tali problematici per loro stessi e per chi gli sta vicino. Lo so bene con la mia mamma che sta per compiere i fatidici novant'anni.

I dati tombali sulla Sanità valdostana

La tabella dell'Istat che fotografa lo stato della Sanità italianaCapita di leggere notizie che fanno male e che obbligano a riflettere su che cosa non stia funzionando nella nostra Autonomia, specie quando riguarda un settore assai dispendioso - e giustamente! - del nostro Bilancio regionale in regime di autofinanziamento. Mi riferisco alla Sanità, un tempo grande fiore all'occhiello per i valdostani, mentre mi è capitato, poche ore fa di leggere, come se fosse una fucilata, quanto scritto in un dispaccio dell'Ansa: "Bene Veneto e Trentino Alto Adige, male la Campania e la sorpresa negativa della Valle d'Aosta. In mezzo due blocchi di regioni, uno che sta un po' meglio e uno un po' peggio, che seguono la solita differenza nord-sud. A fotografare lo stato di salute delle regioni italiane è un rapporto dell'Istat, che si basa sui dati di una serie di indicatori, dalla speranza di vita in buona salute all'ospedalizzazione, tra il 2005 e il 2015". "Le condizioni ottimali del Veneto e del Trentino Alto Adige - si legge - si contrappongono alle condizioni più critiche della Valle d'Aosta e della Campania, caratterizzate da comportamenti profondamente atipici rispetto al contesto generale".

I Walser: storia, memoria e futuro

La nuova corale WalserIl punto di partenza è così riassunto nel libro "Paysans des Alpes" di Nicolas Carrier e Fabrice Mouthon: «C'est au Moyen Age que les Alpes ont été humanisées en profondeur, par l'action conjointe des seigneurs, des moines et surtout d'une paysannerie laborieuse. C'est alors que sont nés les villages alpins et que l'économie montagnarde traditionnelle a acquis ses principaux caractères. Les communautés paysannes des Alpes ont été d'abord des associations informelles de familles, de voisins et d'usagers d'alpages dont l'origine se perd dans la nuit des temps».
Così sulla scena valdostana - con un primo documento che cita l'alpeggio di Gressoney ben ottocento anni fa . arrivano in questo solco i Walser, anche se per avere un documento con scritto "walser" bisognerà attendere un secolo dopo. Questo popolo di stirpe germanica colonizza a partire dal Medioevo le vallate attorno al Monte Rosa e altre zone dell'Arco alpino in modo diffuso.

"Shiloh": ennesimo colpo all'industria valdostana

I dirigenti della 'Shiloh' di Verrès, Mauro Bajardi e Maurizio Gallo, mentre annunciano lo stato di crisiPer anni mi sono dispiaciuto che nessuno, dopo la mia esperienza alla Presidenza della Regione, avesse letto con attenzione quella ricerca, affidata a metà degli anni 2000 allo "Studio Ambrosetti" di Milano per l'elaborazione di un "Piano strategico di posizionamento e sviluppo del territorio". Si trattava, con quel lavoro, di reagire alla crisi dell'industria in Valle d'Aosta, ragionando su quali strumenti si potessero adoperare per usare le aree industriali dismesse in particolare ad Aosta, Châtillon, Verrès e Pont-Saint-Martin.
Mi immaginavo molto in concreto che ci si recasse da gruppi industriali individuati come tipologia adatta alla Valle per proporre loro di impiantare attività da noi, adoperando quei vantaggi ancora consentiti dalla normativa europea in materia di concorrenza, avendo ben presente che scegliere interlocutori seri significava evitare trafficoni ed arraffoni che in passato si erano purtroppo ben materializzati, come mostrano alcuni capannoni dismessi come simbolo di fallimenti.

«Notre maison brûle»

Jacques ChiracE' indubbio come, per buone ragioni, ci dovremo abituare al fatto che nelle bocche di tutti il "cambiamento climatico" sarà il tema politico di moda. Per cui, beninteso, saranno tutti, tranne rari negazionisti fuori dal tempo e dalla scienza, al capezzale del pianeta.
Tanto per dare primogeniture politiche va ricordato quell'animale politico che fu Jacques Chirac, morto in queste ore e celebrato con fasto come solo la Francia sa fare. L'Italia non mai è stata capace di farlo con i suoi morti illustri, se non morti ammazzati.
Fu Chirac a dire: «Notre maison brûle et nous regardons ailleurs», quando era Presidente della Repubblica e lo fece il 2 settembre 2002 in apertura del quarto "Sommet" sulla Terra in Sud Africa. Con il suo fiuto di politico d'esperienza aveva capito per primo, ascoltando autorevoli collaboratori (fra i quali spiccava il celebre e controverso ecologista Nicolas Hulot), che quel filone sarebbe diventato decisivo.

Non fiori ma opere di bene

Gli attivisti di 'Legambiente' durante la manifestazione sul ghiacciaio del LysIl funerale del ghiacciaio del Lys del Monte Rosa, ad imitazione di quanto avvenuto in Islanda con il ghiacciaio "Okjökull", ha un suo significato simbolico, segno evidente di quel riscaldamento globale che - a ritmo sostenuto - sta aumentando la temperatura sul Pianeta non più per dinamiche proprie alla Terra, ma per l'intervento umano che ha accelerato quelli che un tempo erano fenomeni naturali.
Quanto avviene oggi sulle nostre montagne, con un focus particolare sul Monte Bianco per il rischio di crollo sulla famosa val Ferret, è fenomeno ben visibile da tempo anche nelle altre vallate e dunque ogni manifestazione che serve ad attirare l'attenzione sul fenomeno è positiva.
Tuttavia - lo dico anche pensando al fatto che ieri gli studenti, compresi i valdostani, hanno fatto una manifestazione - vien da dire, di fronte agli stravolgimento in atto ed a questi funerali simulati che si moltiplicheranno giocoforza, «non fiori ma opere di bene».

Formaggi: naturale è possibile

Formaggi a 'Cheese'L'altro giorno, nello storico ristorante "Da Bréan" al Col de Joux (regno delle celebri sorelle), ho osservato con curiosità il momento solenne dell'arrivo dei formaggi ai tavoli, alla fine del pasto pantagruelico con gusti e sapori che mi hanno riportato al passato di frequentatore del locale sin dall'infanzia.
Il plateau, con diverse scelte, viene accolto dai commensali con viva soddisfazione e ho assistito divertito alle scelte delle diverse persone che, armate di un coltellaccio, tagliavano pezzi dei caci preferiti per poi gustarli con voluttà e il sorriso negli occhi.
Il formaggio è un cibo antico, frutto dell'impegno umano per conservare le proteine del latte. Ricordo memorabili degustazioni in Valle (che fosse l'accoppiata coi vini giusti da "Quinson" a Morgex o l'assalto alla diligenza in certe crotte alla "Fiera di Sant'Orso"), ma anche la scelta - guida alla mano - di certi ristorantini "tout un fromage" della Provincia francese. Evoco certe visite in alpeggio del mio papà veterinario con l'assaggio di "Fontine" memorabili e di formaggi di nicchia paradisiaci (ricordo un formaggio fresco affumicato con il fuoco di legna da mozzafiato).

Il ghiacciaio e la farfalla

Greta Thunberg e Donald TrumpPersino il premier Giuseppe Conte ha evocato - non so bene sulla base di quale reale approfondimento del tema - «il ghiacciaio sul versante del Monte Bianco che rischia di collassare». Questo lo ha detto durante il suo intervento all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul clima a New York. Gli esperti annotano come ci siano stati tanti discorsi e decisioni non epocali, e da questo genere di assise credo che solo gli illusi possano aspettarsi scelte mirabolanti.
La vera star è stata la giovane svedese Greta Thunberg, incredibile fenomeno mediatico, che ha acceso grandi mobilitazioni. A me la ragazzina che non sorride mai per via della sua malattia, la sindrome di Asperger, comunica una grande tenerezza per quel suo cipiglio addolorato e spero davvero per lei che chi la circonda si ricordi della sua età e dei suoi diritti ad una vita non solo sotto i riflettori. Lo dico con affetto, sapendo quanto oggi giochi un ruolo in vetrina che scalda il cuore dei suoi coetanei, ma essere enfant prodige è da sempre un rischio.

Lasciare in pace Émile Chanoux

Lo stabile ad Aosta dove morì Émile ChanouxRaramente parlo qui del mio lavoro quotidiano sui palinsesti delle trasmissioni radiotelevisive dei Programmi della "Rai Valle d'Aosta". Questo blog ha caratteristiche diverse e non mischio, se non incidentalmente, la mia attività quotidiana con quanto annoto qui ogni giorno.
Questa volta faccio un'eccezione, nel quadro di queste recenti polemiche sulla morte di Émile Chanoux, comparse ed animate sulla pagina locale de "La Stampa" e che saranno destinate a spegnersi non per la sostanza dei confronti in atto, ma perché appaiono discussioni autoreferenziali in un clima - questa è la verità - di sostanziale disinteresse della maggioranza dell'opinione pubblica più interessata dalla cronaca che dalla storia.

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