blog di luciano

Non basta il #celafaremo

Luciano FontanaUn crescente nervosismo, personale e collettivo, si sta impadronendo di noi. Inutile negare un senso di ansia per una vita privata stravolta nelle abitudini cui eravamo tutti legati.
Oltretutto il bombardamento di notizie cui ci siamo sottoposti per capire gli eventi presenti e futuri non ha aiutato e l'esasperazione emerge spesso dalle comunicazioni istituzionali contraddittorie e poco spiegate a chi dovrebbe subirle. Anche chi normalmente non si interessa della "cosa pubblica" avverte una sorta di sospensione della democrazia è questo ingenerare preoccupazione anche in chi si è comportato disciplinatamente di fronte a misure eccezionali di privazione di libertà.
Ma ora ci si chiede, a metà fra una crisi sanitaria che ancora persiste benché declinante è una ripartenza che deve avvenire per evitare crack economico e crollo psicologico, se chi di dovere abbia il quadro della situazione e sappia cosa fare. Con una certezza che manifesto: una pandemia ci obbliga a seguire le indicazioni di scienziati ed esperti, ma spetta poi alle istituzioni democratiche, compreso lo scenario, decidere il da farsi.

Una petizione per la Scuola

La copertina della petizione di MaraNoto con crescente preoccupazione di come certe decisioni su come schierarsi su di un certo argomento vengano assunte dal politico di turno sulla base delle reazioni che sui "social" emergono su di un certo tema. Non mi riferisco al lavoro scientifico dei sondaggisti, che comunicano a chi lo vuole gli umori della popolazione, ma a qualcosa di più artigianale o casereccio. Mi sono sentito dire certe volte in riunioni politiche «ma ci conviene dire certe cose? Ho letto i commenti su "Facebook"...». Che poi quando vai a vedere questi "commenti" sono quattro "like" neanche argomentati di persone che spesso non vanno oltre l'immagine di un post.
Mi spiace, ma non condivido questo modus operandi. Credo che le posizioni, fatto salvo il dibattito e il confronto, debbano avvenire senza sempre pensare ossessivamente al risultato elettorale e alle elezioni vicine o lontane.

Lettera a Sant'Anselmo di Aosta

Il monumento a Sant'Anselmo, ad AostaIllustrissimo Sant'Anselmo d'Aosta, quest'oggi, da calendario, Lei viene ricordato per un'anniversario, quello della sua morte, ricordata attraverso i secoli per la sua straordinaria grandezza, che non a caso l'ha portata ad assurgere a Dottore della Chiesa.
Ricordo con viva emozione, come se la sua presenza in spirito ci fosse stata davvero in quel momento, la straordinaria occasione che ebbi di visitare la "Sua" Cattedrale di Canterbury, nella città del Kent dove Lei morì, appunto il 21 aprile 1109, all'età di settantasei anni, quando ne era illustre arcivescovo.
Quella meravigliosa costruzione è, ad essere precisi, la "Cattedrale primaziale metropolitana di Nostro Signore di Canterbury", attorniata da un vero e proprio complesso, che tra l'altro ha ottenuto dall'Unesco il label di "Patrimonio dell'umanità" e chi, come me, lo ha visitato non ha dubbi sul suo splendore e sul suo valore simbolico.

La vita online e quella offline (e la felicità)

Zygmunt BaumanTutto diventa relativo con questa epidemia e, come sempre, sono dell'idea che non si debba sprofondare in un pessimismo cosmico, ma neppure cadere nell'ottimismo sconsiderato.
Si tratta di affrontare la realtà, magari sforzandoci per una volta di far sistema e mi riferisco, nella nostra minuscola Valle d'Aosta, alle tante energie disperse che aspettano solo di mettersi assieme come antidoto contro le molte mediocrità emerse in questa emergenza e che stridono con la meravigliosa forza dei tanti che hanno lavorato con impegno a tutti i livelli per arginare il virus e le sue conseguenze.
Ora, in attesa del vaccino, vivremo ancora periodi difficili dopo il confinamento e la nuova guerra di lunga durata sarà contro la crisi economica, anche perché posti di fronte alla necessità di rifondare la nostra vita su basi nuove ed usi e costumi che cambieranno. Non bisogna drammatizzare, ma neppure far finta che non ci saranno difficoltà serie.

Dove va la Valle d'Aosta per la riapertura?

La 'Capanna Margherita'Avere una linea d'azione originale, nel limite del possibile e del buonsenso, non è stata la decisione assunta in Valle d'Aosta e questa responsabilità è in capo in particolare alla figura apicale, Renzo Testolin, presidente della Valle, chiuso nella sua solitudine. Ciò avviene inspiegabilmente per un politico di seconda fila assurto per caso alla massima carica istituzionale, sapendo che in certi frangenti tutti sono pronti a dare il proprio contributo e a mettere da parte dispute o polemiche.
Altri si sarebbero aperti al confronto e avrebbero chiesto aiuto a chi ne sapeva di più sui rapporti politici con Roma e Bruxelles (immodestamente, me compreso), lui si è sentito investito da chissà che cosa ed i suoi sono sempre stati dei «no» ad ogni logica di allargamento democratico delle decisioni da prendere in primis sullo spostamento delle elezioni e poi su altre questioni di operatività delle Istituzioni valdostane, già imprigionate dall'ordinaria amministrazione. Per non dire delle scelte sanitarie e per l'emergenza economica, in cui il presidente è sempre parso un comprimario, un ragioniere cocciuto nel suo grigiore, senza alcun rapporto utile con la politica nazionale e con i suoi colleghi presidenti in un momento decisivo.

Confrontarsi sul "covid-19": alcuni pensieri di Žižek

Slavoj ŽižekE' ben noto che sul Web siamo ispezionati in tutti gli angoli e addirittura certi "social" tendono a farci incontrare solo persone che la pensano come noi e ad inviarci messaggi che assecondano e non contraddicono il nostro modo di pensare.
Per quanto io sia abbastanza convinto delle cose che penso, mi ritengo in grado di discutere con chi abbia visioni del tutto diverse dalle mie e mi capita anche, pensando che sia una dote, di cambiare idea, se trovo delle motivazioni che mi convincono. Dunque non mi snervo nel contraddittorio in sé, anzi mi piace lo stimolo intellettuale e la ricerca di buoni argomenti che ne deriva, ma dell'abuso che talvolta subisco quando mi capita di discutere con chi non conosce l'argomento di cui si parla e sostiene tesi, di conseguenza, non supportate. Ciò avviene sempre di più con l'infarinatura da Internet, in cui basta una sbirciata sul Web per diventare "premio Nobel" in qualunque materia.

Topi contro la 'ndrangheta

Antonio Albanese e Nicola Ragonese in uno degli innumerevoli tunnelA me capita anche nei momenti peggiori di trovare una vena beffarda, ereditata da mio papà, per ridere su qualunque situazione, comprese quelle più difficili. Ben sapendo che ridere non ha una sola nota, ma - come le note musicali - permette un'infinita varietà di modi di farlo (sbellicarsi, ridere a crepapelle, ghignare, ridacchiare, sogghignare, sorridere...).
Quando la fantasia e l'umorismo (anch'esso plurimo) creano un'intuizione ci siamo davvero e plaudo alla seconda stagione di "Topi", la serie diretta e interpretata dal grande attore e comico Antonio Albanese (dal 3 aprile già su "RaiPlay" e da sabato prossimo su "Rai3"). Vi prego, non perdetela e di questi tempi offre distensione e ragionamento.

Solitudine da quarantenite

Solitudine...Certe giornate di "smart working" accentuano il senso di solitudine. Tu, il cellulare, il computer, il tablet a scavare nelle mail, a sorridere nelle videoconferenze, a confrontarsi via "Whatsapp" ed a fare i conti, malgrado mia moglie che fa lo stesso al piano di sopra ed il bimbo che fa i compiti in cameretta (i due figli più grandi stanno altrove con analoga modalità), con una certa solitudine umana che affatica.
Poi, per carità, essendo in salute quando in troppi stanno male, può valere quanto diceva Giacomo Leopardi, certo non un allegrone, quando scriveva che «la solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo, se sei solo e stai male, stai malissimo».

La ripartenza e la sussidiarietà

Start e stopRipartire è necessario e fa quasi più timore questa nuova fase rispetto alle abitudini che ci siamo costruiti in queste settimane di clausura domestica. Esperienza, fuor di retorica sulla meraviglia di questa intimità, che credo che ci abbia messo tutti a dura prova, perché un conto è scegliere come vivere, un altro è subire ordini, pur a fin di bene, che cambiano in profondità la nostra esistenza e la nostra percezione delle libertà. Tema, quello dello stato di eccezione che viola libertà individuali e collettive, cui bisogna porre argine alla fine di tutto, perché i diritti civili sono essenziali in democrazia e già l'invadenza dei sistemi digitali preoccupa non poco nella normalità degli eventi.

Il Traforo del Monte Bianco: un romanzo per pensare

Il libro di Sara LoffrediE' difficile appigliarsi a qualcosa in questa fase storica complessa per chi crede nell'Europa e scopre con amarezza che questo contagio in corso alimenta in Italia ed anche in Valle d'Aosta un sentimento diffuso, epidermico e viscerale, di antieuropeismo. Difficile reagire di fronte a errori, goffaggini, stupidità di esponenti delle Istituzioni europee e a certi «niet» di Paesi come Germania e Olanda a richieste, in verità spesso strumentali, dell'Italia per reagire al "coronavirus" da cui è stata la più colpita. Ma, benché ci siano ragioni per indicare l'Italia di questi ultimi anni come indisciplinata e opportunista verso l'Europa, di fronte ad una pandemia bisogna, con regole opportune, valutare l'eccezionalità dei fatti e essere solidali senza pregiudizi e rigidità, altrimenti si darebbe la stura a mostri che possono di nuovo insanguinare il Vecchio Continente.

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