blog di luciano

Gli anni di piombo

Un terrorista durante gli 'anni di piombo'Io li ricordo bene gli "anni di piombo". Per i più giovani uso la definizione data dalla "Treccani": "nella pubblicistica politica, anni di piombo, il decennio successivo al 1970, in cui si sviluppa e domina il terrorismo, soprattutto in Italia e in Germania; la locuzione, che deriva dal titolo italiano del film "Die bleierne Zeit" (1981) della regista tedesca Margarethe von Trotta, fa diretto riferimento al piombo dei proiettili usati nelle azioni terroristiche ma evoca anche il clima opprimente, la pesantezza della situazione che caratterizzò quel periodo".
Ero un ragazzo che si divideva fra i notiziari radiofonici a "Radio Reporter 93" di Torino, Palazzo Nuovo per le lezioni e la vita giovanile di città, finalmente fuori casa. Erano momenti gioiosi della mia vita, fatte di una voglia di fare e di capire, ma con quel grigiore che derivava dalla catena di attentati con stragi della destra neofascista e dall'emergere del terrorismo rosso, frettolosamente bollato da troppi come «compagni che sbagliano».

Cautela sugli "anni ruggenti"

Un'auto in vendita durante la crisi americanaLe evocazioni del passato, usate per effettuare comparazioni storiche rispetto al presente, ci stanno sempre. Non è un male adoperare questo esercizio intellettuale, a condizione che ci siano cautela e attenzione.
In Europa c'è chi evoca di questi tempi, in vista di una ripartenza dopo la pandemia, un parallelo con i «Ruggenti anni Venti» del Novecento, vale a dire quel decennio di un secolo fa successivo alla fine della Grande Guerra.
Ad essere esatti la definizione riguarda all'origine gli Stati Uniti d'America, che conobbero una prosperità quanto mai formidabile in quel periodo. La loro economia crebbe a ritmi strepitosi nel solco di cambiamenti assai incisivi e persino sorprendenti. Erano perciò definiti per l'operosità generale che si viveva «gli anni dell'euforia», appunto i «Roaring Twenties».

Goffi canarini in gabbia

Canarini in gabbia...Goffi, siamo goffi. Lo pensavo di me stesso, che ieri ho preso, dopo tanti mesi che ciò non avveniva, un aereo. Pensare che ho passato una larga parte della mia vita ad andare avanti indietro tra aeroporti e voli come se dovessi prendere un taxi. Ieri a Linate ero invece circospetto e dubbioso, come un novellino.
Questo modo di essere zoppicanti, di cui propongo un esempio banale, trovo sia un segno dei tempi, perché siamo intorpiditi nel ritrovare pian piano gli spazi più larghi in cui prima vivevamo. Ci ritroviamo come arrugginiti e tocca scuotersi, obbligatoriamente.
"Mastro Ciliegia" (Maurizio Crippa) su "Il Foglio" fa molto sorridere con la sua rubrica. Sono flash nel buio anche rispetto alla situazione cupa in cui siamo.

Ricordarsi di Pavlov

La tomba di Ivan Pavlov, a MoscaEra il 1903 quando il medico russo Ivan Pavlov scoprì il "riflesso condizionato", cioè il meccanismo del tutto semplice che fa venire l'acquolina in bocca ai cani dopo avere udito un campanello associato alla distribuzione di cibo. Venne premiato con il "Nobel" per avere dimostrato per la prima volta che il cervello controlla i processi fisiologici dell'organismo e che, quindi, un particolare stimolo determina sempre una scelta conseguente.
Ci sono poi stati più di recente in America esperimenti sui topi (topolini pavloviani...), cui è stato insegnato che, dopo avere ascoltato un particolare suono, avrebbero avuto accesso a una dose di zucchero. Nei primi giorni la dopamina si illuminava nel cervello dopo avere ricevuto la ricompensa, ma negli esperimenti successivi lo faceva con largo anticipo, subito dopo l'emissione del suono che annunciava l'accesso allo zucchero.

Quel malessere generalizzato

Vetro appannato...Cosa resterà di questi mesi, che ormai hanno superato l'anno, chiarendo la volatilità del tempo e la sua percezione che può diventare bislacca? Ogni tanto me lo chiedo e sono convinto che ci sarà una cesura fra prima e dopo. Se non altro composta dalla valorizzazione di tutto quanto, in questo periodo di divieti, ci è mancato. Spesso sono cose banali, che giustamente davamo per scontate, ma non lo erano affatto.
L'economia ripartirà e forse la voglia di intraprendere imboccherà nuove strade, anche grazie al fatto che certe vie già battute sono state inopinatamente interrotte. La voglia di vivere non è fatta solo da svago e divertimento, che pure mancano, ma anche dal desiderio di costruire cose nuove, quando dal buio si ritornerà alla luce.

In Valle d'Aosta non c'è il mare

Il 'mare' valdostano in una foto di Claudio ScarponiCi sono occasioni in cui, come dice il proverbio, «il troppo stroppia». Sintetica riposta popolare a casi macroscopici in cui l'eccesso guasta e deforma la realtà e bisogna averne consapevolezza.
Così è con questa storia, purtroppo esemplare, dell'apertura delle spiagge appena sancita dal Governo Draghi in linea con l'estate scorsa, dopo aver, per contro, chiuso gli impianti a fune per tutta la stagione invernale. Differenza di trattamento che non esito a definire una vergogna. Si tratta evidentemente di una decisione che evidenzia due pesi e due misure e diventa la rappresentazione quasi grottesca di un Paese che abiura i territori montani - e in primis le Alpi - perseverando nella descrizione di un'Italia solo marittima, che risulta quasi caricaturale, da "pizza e mandolini".
Dopo l'estate scorsa, quando l'Italia delle coste aveva, di fatto, ottenuto la piena libertà e nessuno si scandalizzò dei pienoni, si iniziò a guardare alla stagione invernale dello sci nelle Regioni alpine.

La soglia di attenzione

La copertina del 'Bignami' dei 'Promessi Sposi'Sono molto indeciso. Da molti anni annoto miei pensieri in questo spazio e, al di là dei numeri verificabili dai sistemi di conteggio che dimostrano un buon seguito, incontro tante persone che mi incoraggiano con il sostegno della loro affezione.
Visto lo sforzo di dare continuità a questo mio esercizio, sono dunque contento che questa sorta di diario non sia solo un cimento per me, ma risulti, grazie al rapporto diretto via Web, interessante anche per chi mi legge e con cui il molti casi si è creato un rapporto di vicinanza. Con miei pensieri, che siano condivisibili o meno conta relativamente, mi metto in gioco senza filtri e mi tengo mentalmente allenato.
Ecco, però, la ragione della mia indecisione. Chi cercasse qui nel motore di ricerca l'evoluzione negli anni noterà che alla brevità degli articoletti dei primi tempi, in sostanza ereditata da annotazioni e pensieri scritti per un certo tempo su "La Vallée Notizie" e poi sul "Peuple Valdôtain" (cui si sommava presenza su radio locali che penso perdura per sempre), ha seguito un cambio di marcia. La versione attuale, infatti, prevede un post quotidiano abbastanza lungo e come tale ovviamente più impegnativo.

La Liberazione

'Il monumento al Soldato Valdostano, in piazza Chanoux ad AostaViviamo in uno strano mondo, dove per spiegare il perché festeggerò il 25 aprile uno deve premettere, come per giustificarsi, di essere contro ogni forma di totalitarismo. Perché se gridi «Viva il 25 aprile!» spunta un tizio che ti dice: «Ma se sei antifascista, come la mettiamo con il comunismo?».
Trattasi di "benaltrismo", cioè di quando di fronte ad un anniversario scatta una logica difensiva/offensiva. Classico è lo scontro fra i campi di sterminio e le foibe, come se quando si evoca l'Olocausto ci dovesse essere, sull'altro piatto della bilancia qualcosa che facesse da contrappeso.
Allora, in vista del 25 aprile, voglio dire che io festeggio la Liberazione, perché ci liberammo dai fascisti e dai nazisti e questo avvenne con il contributo di quegli antifascisti che non si piegarono al Regime o ne compresero gli errori e orrori strada facendo e anche dei partigiani che diedero vita alla Resistenza. Il benaltrista obietta. «Già, ma senza gli Alleati? E le nefandezze dei partigiani?». Inutile mettersi a discutere.

Saint-Vincent: un Casinò un secolo fa

Saluti da Saint-Vincent...Chi si occupa oggi, come capita a me, del futuro del "Casino de la Vallée" cerca da una parte di affrontare i problemi quotidiani e non sempre è semplice, specie di questi tempi, dall'altra non può non ricordarne la storia ed il ruolo anche con una legittima nostalgia di antichi fasti. Fu mio zio Séverin Caveri ad aprire il 29 marzo del 1947 quella Casa da gioco, che si dimostrò preziosa per tanti decenni per le casse regionali ed è stata ed è ancora un importante polmone occupazionale.
Ma quello di oggi è un passo ancora più indietro. Torniamo ad un secolo fa come oggi: il 23 aprile 1921 il Consiglio Comunale di Saint-Vincent approvò un ordine che mirava e ci riuscì all'apertura sul territorio comunale di una "Casa da Giuoco" (sic!).

Grillo

'Beppe Grillo nel video dove difende il figlioNon ho mai conosciuto di persona Beppe Grillo e non ho rimpianti in merito.
Tantissimi anni fa e dunque prima che sbarcasse nell'agone politico fece uno spettacolo ad Alassio, in cui - così mi raccontò un mio cugino, che era presente - venni citato, perché alla Camera qualche giorno prima lessi un lungo pezzo in francese e fui interrotto dal Presidente d'aula Adolfo Sarti, perché tornassi all'italiano. L'allora comico mi prese in giro per questa "scelta" linguistica e sicuramente ci stava la citazione scherzosa.
Anzi, la cosa persino mi lusingò. A me lui piaceva molto per la sua comicità che vedevo in televisione con quella dialettica torrentizia e pure irriverente, anche se già in quel periodo si stava lentamente trasformando in una sorta di predicatore con intenti moralistici e visioni futuristiche, già venate da complottismo. Il terreno nel "post Tangentopoli" e nella sua lunga cosa anticasta e antiparlamentarista era assolutamente fertile per demagogia, populismo nella versione del "grillismo" aggressivo e digitale. Un mix abbastanza complicato ma certamente attrattivo, come capita a certi attimi fuggenti della politica. Attimi che devono poi fare i conti con una mutevolezza rapida e umorale dell'elettorato.

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