blog di luciano

Perché studiare

Eugénie e Laurent durante le rispettive lauree«Studia, studia». Se ci si pensa per un attimo era questo, sin da bambini, un refrain compulsivo pronunciato da qualunque adulto si incontrasse ed a qualunque classe sociale, senza distinzioni, appartenesse. Non era solo un modo di dire, ma faceva parte di un filone positivista che sopravviveva al Novecento e che riteneva che la Pubblica istruzione fosse e restasse una strada maestra verso il progresso personale e dell'umanità. Esisteva questa consapevolezza, se non questa convinzione, dello studio come sicurezza per la vita e persino come riscatto ed ascensore sociale, senza nulla togliere alla dignità di ogni lavoro.
Questa idea di un'etica dello studio era - così mi diceva mio papà - presentissima nella famiglia Caveri, dove la laurea era considerata un obbligo e non per apparenza o appartenenza, ma come chiave di volta per una propria conoscenza.

L'ultimo zio e la "sua" fabbrica

zio Pino Zucchetti e la 'sua' 'Ilssa Viola'Uno dei segni sicuri del passare del tempo è quando ci si attarda a guardare i manifesti funebri affissi sui muri. Si incomincia, a partire da una certa età, a prendere la misura non solo più del tempo trascorso ma anche di quello che resta. Pur sapendo come l'imponderabile purtroppo non abbia età.
Intanto attorno a te ti accorgi di quante persone se ne siano andate: familiari amati, amici fidati, conoscenti di diverso livello. Tanti vuoti.
Capisco ora sempre di più quando mio papà ultraottantenne, ormai molto sofferente, mi chiedeva furtivo di avvicinarmi perché mia mamma non sentisse e mi diceva: «Sono tutti morti i miei fratelli e sorelle e quasi tutti i miei amici...».
Ci pensavo in queste ore con la morte del mio ultimo zio in vita. Si chiamava Pino Zucchetti ed aveva 94 anni.

Occhio al trasformismo!

Ernesto Galli della LoggiaNon sempre, leggendo il "Corriere della Sera", sono d'accordo con le opinioni di Ernesto Galli della Loggia, uno dei politologi più acuti sulla scena italiana, che, con franchezza, mi era finito in fondo ai piedi, quando ammise - pur con pentimento - di avere votato alle Comunali di Roma la candidata grillina, Virginia Raggi.
E' normale che, leggendo gli editoriali dei giornali, non sempre si sia in linea, ma - finita l'utilità di una rapidità dei quotidiani nel dare notizia ormai morta e sepolta - quel che arricchisce di più sta proprio nei commenti che servono a dare punti di vista originali sui temi d'attualità e sono utili per crearsi una propria opinione e per fare, per arrivarci, una salutare ginnastica mentale.

Notizia e commento

Bruno Vespa con il famigerato plasticoCapitano tutti i giorni avvenimenti che si trasformano in notizie e oggi, se si decidesse di seguirne il flusso in continuo e da dovunque, ci sarebbe veramente da uscirne pazzi. E va detto che il rischio di passare all'iper-connessione alla patologia è abbastanza breve e sfocia appunto nella "nomofobia", che designa la paura incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile. Il termine - neologismo che segna quest'epoca digitale - è formato dal suffisso "-fobia" e da un prefisso inglese "nomo", abbreviazione di "no-mobile".
Fatta salva l'esistenza di una connessione, si potrebbe fare una maratona quotidiana con il bombardamento di fatti, storie, personaggi che possono penetrare nella nostra vita. La mancanza di filtri, cui si aggiunge l'inevitabile dubbio in molte occasioni che certe notizie celino "fake news" maliziose o notizie non verificate alla fonte.

L'elezione diretta del presidente in Valle d'Aosta?

La poltrona del Presidente della Valle nell'aula del Consiglio regionaleSono in una fase "zen" ed a questa mi attengo. Per cui seguo con insolito divertissement il "diktat" posto da "Rete Civica" ed in particolare dal loro leader Elio Riccarand (che gode sempre della mia stima intellettuale), che tiene su in maniera rocambolesca la Giunta Fosson, legando i due voti indispensabili dei suoi eletti per la tenuta della maggioranza ad un elenco puntuale di cose da fare e con la curatela di alcuni "tutor" sull'azione di ogni assessore (uno a testa!). Oltreché sotto l'alta vigilanza dell'eclettico polemista Alberto Bertin e della "new entry" Chiara Minelli un tempo «mangiaunionisti».
Il punto cardine è l'elezione diretta del presidente della Regione, che per me resta - come definizione politico-poetica - il "Presidente della Valle".

Il tormentone delle autostrade

Il casello di Saint-Pierre della 'A5'E' del tutto evidente di come sul futuro della nostra Valle agiscano scelte estranee alle nostre decisioni e che, a seconda di come vanno le cose, influenzano non poco il nostro sviluppo e la qualità della vita dei valdostani.
Il caso di scuola, che torna di attualità periodicamente, specie quando ci sono dei rincari tariffari, è quello delle autostrade, con la combinazione che la privatizzazione all'italiana, a beneficio in sostanza di due soli soggetti, in barba a certi principi della concorrenza, ha in Valle d'Aosta un esempio preclaro. Sono loro a dettare la linea su di un'infrastruttura nata non solo per i transiti internazionali ma anche per "accorciare" la Valle per i residenti.
Dal 1999 la "Rav" entra a far parte del "Gruppo Benetton" lasciando il gruppo pubblico "Iri" e così i privati si prendono, in un sol boccone, sul nostro territorio una parte della "tangenziale" di Aosta, l'autostrada del Monte Bianco ed il Traforo del Monte Bianco, mentre già la maggioranza della "Sav" ("Quincinetto - Aosta" ed un pezzo della "tangenziale" di Aosta, oltreché il raccordo verso il Gran San Bernardo) era in mano al "Gruppo Gavio", che aveva comprato al momento giusto le quote pubbliche piemontesi.

Renzi resta Renzi

Matteo RenziSe fossi il Partito Democratico - ma so bene di non esserlo - non piangerei sull'abbandono di Matteo Renzi, con la decisione di far nascere un nuovo soggetto politico, per altro annunciato ormai da mesi come una goccia che scava la roccia, e chi se ne stupisce recita la commedia, come hanno fatto i suoi compagni di partito quando gli hanno chiesto a poche ore dello strappo di rinunciarci.
Semmai piangerei - ma anche questi sono fatti del PD - sulla scelta coerente di Carlo Calenda di andarsene ed anche sulla scelta di non richiamare in campo, dopo le Europee, Enrico Letta (che non so se avrebbe accettato in questa fase).
Ciò detto, mi pare evidente che siamo in una sorta di manicomio.

Non dimenticare la Catalogna

Carles PuigdemontIl "caso Catalogna" è abbastanza sparito dalla stampa italiana, che - tranne rari casi - ha sempre abbastanza parteggiato per la posizione spagnola, dopo una prima simpatia iniziale per il movimento indipendentista. E' più un aspetto di ignoranza che di sostanza, che intristisce ma non stupisce.
Eppure, vista dalla Valle d'Aosta, la questione continua ad avere un suo interesse. Non tanto perché si possa traslare e sovrapporre quella vicenda con la "question Valdôtaine", come sviluppatasi - senza risalire più indietro - dall'Unità d'Italia ad oggi, quanto semmai per la triste constatazione che tutta una retorica europeista, in cui io stesso ho creduto in certi momenti, sembrava pronta a cogliere il senso di un'Unione europea davvero rispettosa di tutti. Invece, i silenzi, le omissioni e le complicità dimostrano come a Bruxelles sulla rivendicazioni catalane abbiano largamente vinto le posizioni degli Stati europei che considerano l'Europa quella degli Stati unitari (e dunque parteggiano per la Spagna) e non accettano logiche indipendentistiche e si guardano bene da mettere il naso neppure nelle materia più propriamente regionalistica.

Marmotte "meccaniche"

L'auto protetta dalla rete metallica a ValgrisencheLa premessa è che mi piace la marmotta. Fischia se minacciata a beneficio dei suoi simili con cui condivide una vita sociale, se ne sbatte della linea e diventa grassa per il periodo invernale in cui cade in letargo (di conseguenza esiste il modo di dire riposante «dormire come una marmotta»), al risveglio si diverte da matti e, se c'è un nevaio, scia con il sedere.
Quando si poteva cacciare (oggi è un tabù ed anni fa contro una riapertura si mobilitò il giornalino "Topolino" nel nome delle "Giovani Marmotte"), diversi usi - ad esempio del grasso che non manca di certo - servivano alla medicina popolare valdostana come toccasana e alcuni amavano pure mangiarsela e io avevo una zia, Marie, che veniva considerata una numero uno del genere.
Oggi sa che nessuno le spara e dunque fa la gradassa con gli esseri umani, considerandoli non più predatori.

Voici venir la nuit

La notte al Rifugio 'Bezzi'Bisogna guardarsi sempre attorno, perché anche questo è un dono, che ogni tanto ci sfugge fra le dita, come una distrazione che deriva dalla routine che rischia di ingrigire ogni nostra emozione.
Capita talvolta di trascurare - ed è come un patriottismo tradito nelle sue radici fisiche più genuine - certi momenti di godimento della natura alpina che ci circonda. Ecco perché annoto uno di queste sensazioni.
Mi veniva in mente quella nostra canzone, "Le soir à la montagne", armonizzata anche dal grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli, che era appassionato di musica corale.
Inizia con quella famosa strofa, che pare scolpita: "Voici venir la nuit" e la musica che segue disegna lo struggente incedere della notte.

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