blog di luciano

Il mondo dopo...

L'arcobaleno dopo la tempestaIl quotidiano "La Repubblica" ha chiesto ai bambini, ottenendo risposte spassose e spiazzanti, «qual è la prima cosa che farai appena potrà uscire?».
L'interrogativo credo che valga per tutti, grandi e piccini, perché se c'è qualcosa che colpisce di questa situazione kafkiana è proprio non vederne ancora l'approdo, oltretutto con il timore legittimo di non esserci quando ci sarà la via d'uscita. Giorno dopo giorno si nota - anche se dare ad un virus dei sentimenti umani so bene quanto sia grottesco - la ferocia dell'epidemia con persone che muoiono soffocate o con il virus che danneggia il miocardio.
Ecco perché è legittimo e fa pure bene pensare al dopo nella propria sfera privata, mentre quella pubblica - cioè lo stato generale in cui verseranno società e economia - è anch'esso un peso da centellinare per non deprimersi.

Non si può fare da soli nell’emergenza

Renzo TestolinCapisco quanto sia pesante il ruolo di presidente della Regione, oltretutto se lo si diventa per causa di forza maggiore, e quanto sia difficile farlo con quel che resta di una maggioranza eterogenea in una Legislatura controversa e brutta in tutti i sensi.
Capisco anche quanto sia una batosta per il medesimo presidente, che già ha purtroppo i suoi problemi di salute, trovarsi al comando nel corso di un evento secolare come una pandemia che resterà nei libri di Storia.
Ma non può essere accettabile per nulla fare appelli all'unità d'intenti e poi essere sordi a qualunque proposta, chiuso in una solitudine di un potere debole e mal esercitato. Nelle periodiche conferenze stampa emergono un forte senso di incertezza, balbettamenti istituzionali, la scarsa capacità di far sistema con Roma, l'assenza di rapporti con Bruxelles e con le Autorità francesi e svizzere, con cui i legami storici sembrano dimenticati.

Niente "pesce d’Aprile"

Un originale 'pesce d'Aprile'Ogni anno, da tanti anni, pubblico qui - lo testimonia la cronologia del blog - qualche stupidaggine da 1° aprile, legato al "Pesce d'Aprile". Si tratta di uno scherzetto inventivo del tutto innocuo, che mi riporta alle elementari quando sui grembiulini blu dei maschietti e rosa delle femminucce cercavamo, a rotazione fra tutti, di appiccicarci sulla schiena il pesce di carta opportunamente disegnato e ritagliato.
Anni fa, su di un sito francese, avevo trovato questa spiegazione sul perché ci sia questa tradizione, che nel giornalismo si è trasformata in divertissement per chi si inventa la balla più macroscopica e divertente: "Il semble que cette tradition remonte au XVIe siècle. A cette époque, on avait pour coutume de s'offrir des cadeaux à la nouvelle année".

I nostri vecchi se ne vanno

Anziani a passeggioLa parola "vecchio" ormai è diventata desueta e si usa perlopiù e con molto pudore il termine "anziano" ed immagino che certi paladini del politicamente corretto potrebbero lanciarsi in un ponziopilatesco "diversamente giovane". In Francia ho visto che, copiando l'inglese che lo ha rubato al latino, si usa il termine "senior" da noi usato come categoria negli sport o, come anglicismo, in alcune professioni.
Comunque lo si camuffi (tipo i capelli tinti del premier Giuseppe Conte), invecchiare si invecchia e ciò avviene in età sempre più avanzata e la fetta di popolazione più attempata da noi in Occidente cresce a passi da giganti nella morsa fra natalità sempre più bassa e aumento della possibilità di vita.
Le "pantere grigie" sono buoni consumatori, sono stati risparmiatori e godono - assieme ai familiari più giovani che aiutano sempre più con il loro denaro - di un discreto benessere, facendo una media, dunque con le dovute eccezioni al ribasso.

Da vecchio lettore de "La Stampa"

La nuova 'testatina' de 'La Stampa' dedicata a Piemonte e Valle d'AostaIl giornale letto in casa mia è sempre stato "La Stampa" di Torino. Una fedeltà indefessa che i miei genitori non tradirono neppure quando negli anni Settanta "La Gazzetta del Popolo", che scomparve nel 1983, propose delle pagine dedicate alla Valle d'Aosta, facendo concorrenza al colosso della "Fiat".
Quanto avvenne, prendendo di fatto il testimone, anche per la stessa "Stampa" con l'edizione valdostana anni dopo, diventando di fatto il solo quotidiano profondamente ancorato alla Regione autonoma con una fogliazione importante e una schiera di bravi giornalisti e collaboratori, fra i quali molti amici con cui avevamo iniziato la carriera giornalistica o con cui ci siamo conosciuti nel tempo.

L’Unione europea in bilico

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il 'fuori onda' del messaggio del 27 marzoChi è europeista per formazione e per convinzione soffre come un cane, quando dall'Unione europea nelle decisioni concrete e da assumere in questa crisi epocale non arrivano, per via della necessaria unanimità dei Paesi membri, messaggi solidali in favore dell'Italia, il Paese più colpito dalla pandemia che pure accomuna ormai tutto il vecchio Continente.
Intendiamoci bene: non è la prima volta che Paesi del Nord Europa - in questo caso l'Olanda per fare da rompighiaccio per la Germania - assumono atteggiamenti da primi della classe nei confronti dell'Italia trattata come un cattivo allievo e questo non è accettabile di fronte al dramma in corso con un esito terribile ed ancora pieno di incognite.

Coronavirus: siamo persone adulte!

Parte della coda fuori da un supermercato in Valle d'AostaL'altro giorno un bravo produttore televisivo mi ha proposto di filmare con il drone i grandi monumenti storici, come l'Arco di Augusto di Aosta, in questi giorni in cui si stagliano senza persone e senza auto nella loro solitudine da coprifuoco. Ho risposto d'istinto di no, perché in questa assenza di umanità non c'è nessuna bellezza. Questi paesi fantasma mettono angoscia e tristezza ed il confinamento forzoso mi impedisce persino di godere di questa nostra sfavillante montagna alpina, quasi beffarda in questo inizio di primavera, vista dal balcone di casa.
Il deserto fisico causato dal virus che è nominato come un robot di "Guerre Stellari", "covid-19", purtroppo non è solo la pena da scontare, così come avviene con questi arresti domiciliari, ma il deserto è dentro di noi.

Lo stato di emergenza e la vita tracciata

Yuval Noah HarariYuval Noah Harari è uno storico, saggista e professore universitario israeliano che ha scritto un articolo sul "Financial Times", che ho letto nella traduzione di Carlo Minopoli su "Ottimisti&Razionali".
C'è un punto significativo nel lungo pezzo che trovo utile per la riflessione sulle conseguenze sul futuro: «Nella loro battaglia contro l'epidemia di "coronavirus" diversi governi hanno già implementato i nuovi strumenti di sorveglianza. Il caso più degno di nota è la Cina. Monitorando attentamente gli smartphone delle persone, facendo uso di centinaia di milioni di telecamere con riconoscimento facciale e obbligando le persone a controllare e riferire la temperatura corporea e le condizioni mediche, le autorità cinesi possono non solo identificare rapidamente i sospetti infetti da "coronavirus", ma anche tenere traccia dei loro movimenti e identificare le persone con cui sono entrati in contatto. Alcune "App" sono in grado quindi di avvisare i cittadini della loro vicinanza a pazienti infetti».

Chiaroscuri del Web in tempo di crisi

Il sequestro del profilo 'Facebook' di un complottistaSvetta come novità, in questa epidemia nefasta che ci sta colpendo al cuore, la presenza di Internet nei suoi usi plurimi e ci pone come non mai di fronte a pregi e difetti della Rete.
Certo, il punto di partenza resta la sua evidente indispensabilità e dunque anche in Valle d'Aosta si evidenzia un tema non ancora superato e cioè quello che universalmente viene chiamato "digital divide" ("divario digitale" in italiano ed in francese la suggestiva "fracture numérique"), vale a dire le differenze fra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione (in particolare personal computer ed altri apparati simili ed i collegamenti Internet) e chi ne è escluso e naturalmente può essere considerato anche un divario la qualità dei mezzi a disposizione per accedere alla Rete. Questo avviene ancora in Valle d'Aosta, malgrado investimenti colossali nella fibra e ciò dimostra i limiti della Partecipata "Inva", di cui si è persa per strada la missione e sarebbe bene ridiscuterne ruolo e priorità.

Attali e il dopo "coronavirus"

Jacques AttaliJacques Attali, classe 1943, così presenta sé stesso nella sua biografia: «Polytechnicien, énarque et ancien conseiller spécial du Président de la République François Mitterrand pendant dix ans, il est le fondateur de quatre institutions internationales: "Action contre la faim", "Eureka", "Berd" et "Positive Planet". Cette dernière est la plus importante institution mondiale de soutien à la microfinance et a apporté son appui à plus de 10 millions de micro-entrepreneurs».
In realtà la sua attività più nota è quella di editorialista e saggista per la sua arguta capacità di penetrare i problemi e disegnare scenari. Mi ha incuriosito sul suo sito, trattandosi di tema che mi ribella se non ci lascerò le piume, un suo ragionamento sul post "coronavirus".

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