blog di luciano

Aperti al mondo

Un momento della riunione 'Dac' di 'Eusalp' a TriesteNon so chi si sia inventato per la Valle d'Aosta il termine «isola felice», giocando ovviamente sulla cerchia delle montagne che può essere equiparata ad un mare che ci circonda. Quel che so è che io l'espressione non l'ho mai usata e quando mi sono trovato di fronte ad un interlocutore che con vis polemica mi apostrofava: «Non siamo più un'isola felice!» sono sempre stato stupito e interdetto.
Solo uno stupido può pensare che oggi, ma questo era vero già in passato, la Valle d'Aosta possa vivere chiusa nelle proprie mura e non erano necessarie per saperlo la pandemia e la guerra in Ucraina.
Anzi, ho passato molti anni a cercare di dimostrare che solo facendo sistema ed avendo alleanze di vario genere possiamo superare il limite oggettivo della nostra piccola dimensione. Avere un rapporto continuativo con le altre Autonomie speciali in Italia è una necessità, perché sono moltissimi i terreni di confronto e di scambio di esperienze e risulta essenziale quella collaborazione "difensiva" a tutela dei nostri ordinamenti particolari.

Biscotti e cinciallegre

Gli 'Oreo' si possono anche mordere...Ci sono notizie che ti rendono diversa la giornata, ormai dominata - ed è comprensibile - dalle informazioni martellanti sulla guerra come prima era già stato per la pandemia. Sono notizie "colorate" - non trovo migliore definizione - anche se in gergo giornalistico forse sarebbe più esatto definirla "cronaca bianca".
Vorrei fare due esempi concreti, entrambi presi da "Le Monde". La prima notizia riguarda il biscotto più venduto al mondo: l'"Oreo". Lo avete presente?
Prodotto dalla "Kraft" dal 1912 è composto da due biscotti rotondi al cioccolato sovrapposti con in mezzo la crema di latte.
Scrive Hervé Morin: «C'est ainsi qu'une équipe du "Mit" décrit le biscuit de la marque "Oreo" dans un article de "Physics of Fluids" du 19 avril, aussi plaisant à déguster que le célèbre cookie. Les "connaisseurs" ont semble-t-il l'habitude, pour accéder à la crème immaculée qui les relie, de faire tourner à contresens les deux parties sombres, plus ou moins rapidement - "peut-être en fonction de leur niveau de faim ou d'anxiété", avancent les chercheurs».

Basta con i filorussi!

La surreale intervista di Giuseppe Brindisi a Sergei Lavrov, ministro russo agli Affari esteriSono arrabbiato e lo sono perché tutti questi filorussi in giro mi fanno ribrezzo. Mi vergogno che in Occidente risulti essere l'Italia il Paese che fa da grancassa più di tutti alla Russia ed alla sua sofisticata capacità di manipolazione che deforma l'informazione. Esiste un coacervo di personalità prezzolate o strambe che fa sistema e che macchia ogni onorabilità della nostra democrazia. Spero che le persone ragionevoli si coalizzino contro questa accozzaglia che sbraita senza limiti e confini, facendo di noi uno zimbello a livello internazionale.
Mi fanno schifo quelli che palesemente hanno preso dei soldi dai russi e spero che qualcuno si muova per svelarne i traffici, che oggi giustificano certe posizioni passate e presenti. Mi danno il vomito quelli che dall'estrema sinistra riescono a rovesciare la frittata con i loro russi «poverini» aggrediti dalla "Nato" e fieramente in combattimento contro gli ucraini filonazisti.

Due calci alla palla

Bimbi che giocano al pallone...L'altro giorno nel paese dove sono cresciuto, Verrès, ho chiesto notizie del campetto di calcio dove giocavo a pallone, che si trova sotto il campanile della Collegiata di Saint-Gillles, un complesso che risale all'anno Mille. Risposta: «Non ci va più nessuno».
Vero! Guardatevi attorno e, per chi ha vissuto da piccolo e poi da ragazzo, la logica di una partitella a pallone dovunque capitasse la situazione è deprimente.
La illustra con immagini condivisibili Francesco Florista in una bella lettera al "Corriere": «L'Italia preindustriale e preconsumistica degli ultimi anni 50 e primi anni 60 non era, poeticamente e nostalgicamente parlando, solo quella pasoliniana delle lucciole; era anche, nei miei ricordi di undici-dodicenne, quella di noi ragazzini in pantaloni corti. Li portavano tutti, sempre, anche in inverno, fino ai 12-13 anni; unica eccezione, ma non sempre, Prima Comunione e Cresima».

Culle vuote in Valle d'Aosta

Il professor Alessandro Rosina durante la presentazione dello studioL'idea iniziale di avere uno studio demografico sul futuro della natalità in Valle d'Aosta nasce (verbo più che adatto!) da una esigenza pratica in uno dei settori di cui mi occupo, la Scuola.
Poi, ragionando con l'ottimo dirigente regionale responsabile dell'Osservatorio economico e sociale della nostra Regione Dario Ceccarelli e con i colleghi del Governo regionale, si è scelto un approccio più vasto, utile per tutti. A condurre questo studio indipendente si è scelto per la sua competenza il professor Alessandro Rosina della "Cattolica" di Milano, demografo di grande esperienza e editorialista del "Sole - 24ore" e di "Repubblica", di cui avevo letto l'ultimo libro illuminante intitolato "Crisi demografica". Con la sua equipe ha elaborato uno studio incentrato sul periodo 2011-2021 con una proiezione al 2036: uno strumento utile (che si può scaricare cliccando qui) per pianificare moltissime azioni e per capire bene i rischi della denatalità in Valle d'Aosta, se non invertiremo la drammatica tendenza al drastico calo delle nascite, reso chiaro da un tasso di fecondità molto basso e che restasse tale ci porterebbe al collasso.

I cinema in crisi

L'ex 'Cinema Ideal' di VerrèsVicino a casa mia c'è un night. Dalle code di auto in divieto di sosta sulla strada nelle notti del finesettimana il locale dev'essere assai allettante per i frequentatori. Si tratta però di una sorta di sopravvivenza per soli uomini in un'epoca in cui certi locali sono ormai chiusi da tempo in seguito all'evoluzione dei tempi.
La stessa fine l'hanno fatta le discoteche rimaste ormai una rarità e non me ne spiego la ragione. Eppure un tempo erano locali cult e per la mia generazione era passaggio indispensabile di socialità e di educazione sentimentale. I gusti e i riti collettivi cambiano e bisogna rassegnarsi. Ci pensavo leggendo, ma anche constatandolo di persona, della crisi in corso delle sale cinematografiche. Ero convinto che nel post pandemia sarebbero ripartite ed invece non è così.

Le unghie non me le coloro…

Manicure da uomo...Mia mamma Brunilde amava le unghie lunghe e sempre ricoperte da lacca, preferibilmente rosso fuoco. Era un vezzo femminile, come molte altre caratteristiche femminili - tipo le labbra colorate, la depilazione, i buchi alle orecchie per gli orecchini, il trucco di vario genere - che furono tanti anni fa oggetto di un divertente libro dell'antropologo Desmond Morris intitolato "L'animale donna". Leggere per credere.
Ora viviamo in epoca "fluida", che per essere precisi sarebbe "sexual fluidity", fluidità sessuale: ovvero la tendenza degli under 25 a scegliere un partner del proprio o dell'altro sesso, senza limiti e senza tabù. De gustibus, come si suol dire e non vorrei apparire bacchettone, ma certa insistenza sul fenomeno - specie sugli adolescenti, ma spesso sui bambini - non credo che sortirà risultati esaltanti. Segnalo naturalmente come ognuno sia libero di fare quel che vuole, ma negli anni in cui si cresce ci vuole attenzione per il rischio di imporre e dunque di subire influenze inappropriate. Perciò bisogna essere informati con correttezza per fare le scelte giuste.

Il mix fra fatti e commenti

Ognuno vede il colore che preferisceSono così stupido da aver pensato per anni, prima che la politica mi offrisse una seconda identità (ed il "vestito" del politico ormai da tempo non è per nulla comodo), che il giornalista - mestiere che avevo scelto per passione - avesse il compito principale di dare le notizie. So bene che anche nel ricostruire la dinamica di un banale incidente stradale si può dare un taglio o un altro e dunque la neutralità dura e pura è un elemento astratto. Quando mi capitava di scegliere i titoli del telegiornale, già solo la sequenza proposta soggettivamente, ancora prima dell'argomento riassunto in pillole, era una decisione in qualche modo arbitraria.
Diverso è l'andazzo crescente, non ritrovabile in altri Paesi dove il giornalismo si sforza di rimanere quel che era, ormai in voga in Italia e anche da noi in Valle d'Aosta. Sono molti a mischiare senza scrupoli notizie e giudizio personale senza distinzione fra le cose.

Povera cariatide…

La 'Cariatide' del 'Gruppo TNT''Ogni tanto ne capitano di belle e vale la pena di raccontarle. Sono siparietti nella vita che fanno bene allo spirito.
L'altra sera, in una discussione politica di quelle in cui in assemblea si sente di tutto un po', è intervenuto nella discussione il gressonaro Stefano ed ha apostrofato i due al tavolo (uno dei due ero io!), spiegando la necessità - che per altro condivido - di dare spazio ai giovani in politica: «Per esempio voi due siete due cariatidi!».
Io la prendo sul ridere, mentre chi ho vicino a me spiega di avere 46 anni e dunque di non essere proprio Matusalemme!
A me ha molto incuriosito la scelta del termine per quel velo di povere che porta su di se. Ho subito escluso che la parola - anche perché noi apostrofati siamo maschietti - fosse quel "cariàtide" del XVII secolo «statua di donna, usata in luogo di colonna o di pilastro».

Ancora pochi giorni

Studenti al Forte di Bard per la 'Giornata della Terra'E' stato commovente, l'altro giorno, al Forte di Bard vedere in una tensostruttura nella Piazza d'armi cinquecento bambini con i propri insegnanti per festeggiare la "Giornata della Terra". Eravamo ancora tutti "mascherati", come da protocollo sanitario, ma era la prima manifestazione dalla portata così corale con tante persone sedute nello stesso posto.
Dal 1° maggio ci sarà un'ulteriore caduta di quasi tutte le prescrizioni sanitarie. Un punto e a capo importante per tutto noi, dopo un periodo davvero molto lungo di obblighi, spesso difficili da digerire, che avevano limitato nel tempo molte nostre libertà.
Mi era capitato più volte di scrivere qui dei limiti seri di legittimità negli strumenti adoperati durante lo "stato di eccezione", che avevano irregimentato la nostra vita. La scelta fortemente centralistica hanno impedito troppo spesso di poter graduare le misure di contenimento in una logica di "modus in rebus".

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