blog di luciano

Ignoranza e analfabetismo

'Lavagna e matiteSarebbe bello poter fare come propone Giovanni Soriano: «Quando ci si trova dinanzi l'ignoranza - se non l'aperta stupidità - mista alla presunzione, è il momento di darsela a gambe. E anche in fretta».
La realtà purtroppo è diversa ed anche meno suggestiva ed è il fatto che l'ignoranza è un problema serio e lo si avverte ogni giorno. Non basta «darsela a gambe», perché diventa un problema persino per la democrazia e per la famosa eguaglianza, nonché per la civile convivenza.
Ho trovato una bella intervista, che inquadra in un contesto più vasto il problema del l'ignoranza come fenomeno crescente, realizzata da Simonetta Fiori su "La Repubblica" con questo incipit: «Si chiama analfabetismo funzionale. E' un fenomeno che incide molto sulla coscienza democratica di un paese ma del quale si parla poco, come un imbarazzante segreto di famiglia».

Leoni, Dante e gli algoritmi

'Napalm 51', il troll complottista del Web interpretato da Maurizio CrozzaLa storia dei "leoni da tastiera" è da sempre interessante. Ci sono coloro che sui "social" si dimostrano coraggiosissimi nell'insulto e nel dileggio. Vanno divisi in due categorie: la prima è quella di chi si firma nome e cognome, diventando "personaggio" ed è una situazione che quasi sempre non corrisponde ad una elevata caratura personale; la seconda è peggiore, essendo costituita da chi si nasconde dietro pseudonimi e dunque con profili non identificabili, l'esatto corrispettivo di una lettera anonima.
Naturalmente chi abusa di certa libertà sul Web si erge come paladino della libertà di espressione e chi, come chi vi scrive, ritiene che ci siano limiti di decenza e non solo di codice penale rischia di essere ascritto fra i liberticidi. Ed invece non è così e vi risparmio la tiritera su «la mia libertà finisce dove comincia la vostra», come diceva il celebre attivista del movimento per i diritti civili Martin Luther King, che per le sue idee ci ha rimesso anche la pelle.

Draghi: tecnico o politico?

Mario Draghi durante la conferenza stampa dello scorso 16 aprileMario Draghi, nel momento in cui ha deciso di accettare il ruolo di presidente del Consiglio dei Ministri, ha cessato di essere un tecnico ed è diventato un politico. In verità già il suo ruolo di presidente alla "Banca centrale europea" era stato connotato da un misto - come diceva Blaise Pascal - fra "esprit de finesse" ed "esprit de géométrie" nell'esercizio di un lavoro che lo ha sempre posto al centro di decisioni cruciali sull'economia.
Ora, però, è sceso senza "se" e senza "ma" nell'agone politico e di conseguenza ha cambiato pelle, lasciando quella del "tecnocrate" ed ha dovuto persino rinunciare all'iniziale riservatezza verso l'opinione pubblica ed incominciare a comunicare, com'è giusto che sia in una democrazia. Dalle sue risposte franche e dirette, così come da alcune decisioni recenti come l'allentamento delle norme restrittive sulla pandemia, mostra di essere pian piano a suo agio nel nuovo ruolo. Le decisioni certo influiscono nel suo tasso di popolarità, perché quando si sceglie automaticamente ci sono degli insoddisfatti e questo pesa sui sondaggi.

Riaprire pensando al domani

Un dehors chiuso ad AostaBisogna essere molto attenti in questa fase storica sui diversi scenari che si stanno creando. In un momento oscuro, si cominciano a vedere barlumi fatti di opportunità ed i posizionamenti non sono banali per essere al posto giusto nel momento giusto.
Capiremo meglio tra qualche giorno, vale a dire nella fase operativa vera e propria, la storia dei "ristori" in favore della montagna, così come decisi da Roma. Non è un tema per nulla banale: continuo a pensare che la chiusura degli impianti a fune sia stata una misura estrema e sbagliata. I danni derivanti sono enormi e solo denaro sonante potrà rimediare a quanto avvenuto ed anche la nostra Valle non avrebbe la potenza di fuoco per coprire tutto.
Per altro certe logiche nelle aperture appena programmate restano gravemente lesive per la Valle. Penso alla possibilità di uso dei dehors problematica in una primavera per ora glaciale o al mantenimento del coprifuoco che risulta illogico nella chiave di un riavvio.

Passato, presente e futuro

Gandhi in trenoRinvengo questa frase del Mahatma Gandhi che dice: «Il passato ci appartiene, ma noi non apparteniamo al passato: noi siamo del presente. Costruiamo il futuro, ma non siamo del futuro». E ciò è capitato poco prima di una videoconferenza con una classe di Liceo sull'Unione europea. Racconto la mia esperienza, noto dai visi sullo schermo l'interesse in certi passaggi storici e su certe riflessioni fra aneddotica e racconti di vita. Strano questo rapporto con il video in cui finiamo rappresentati come figurine dei calciatori, però è vero che scruti le facce dei tuoi interlocutori come mai potresti dal vivo. E se parlare agli altri dovrebbe essere sempre socialità, è altrettanto vero che esiste comunque una vicinanza, che si coglie in dettaglio da quello specchio dell'anima che è il nostro volto. Non invidio la loro giovinezza, perché essa fa parte di quel che sono oggi, ma sento come un dovere profondo di essere rispettoso nel raccontare le cose, perché siano strumenti utili nelle loro mani per formarsi la loro opinione e costruire la loro strada.

Tutti sulla stessa barca

Barchetta in mezzo all'acquaHo ricevuto una mail molto umana da uno dei "protestatari" di Place Deffeyes. Mi riferisco ai manifestanti che più di una volta sono arrivati sotto il Palazzo della Regione, in quella piazza che venne dedicata ad uno dei padri dell'Autonomia valdostana, morto a soli quarant'anni. Per ragioni anagrafiche non l'ho ovviamente conosciuto, ma apparteneva ad una generazione che tenne viva la fiamma dell'autonomismo nell'epoca più difficile, durante il regime fascista, incarnando poi quella generazione che diede il via alla rinascita economica e morale della nostra Valle.
Ci pensavo leggendo quella lettera, che descrive le difficoltà enormi che si stanno vivendo in questi tempi di pandemia, soprattutto da parte di chi ha dovuto chiudere le proprie attività e questo si riverbera sull'intera società regionale ed a cascata sulle risorse regionali che diminuiranno in un periodo nel quale, invece, ci vorrebbe più denaro del solito per ristorare e per fare ripartire il sistema.

Per chiarezza sulla mia vaccinazione

Vaccinazione...In questa fase storica, in cui un click vale più di una notizia ed è convertito in voti da una miriade di algoritmi della politica, i vaccini vanno di pari passo al "covid" nella classifica degli argomenti da affrontare per attirare "like" o per ricercare consensi. Appartengo ad una scuola che preferisce ottenere l'approvazione dell'elettorato per quanto viene fatto, piuttosto che attraverso le prodezze da tastiera. Perciò, sinora, ho preferito evitare certi argomenti, anche per non invadere il campo dei colleghi che spendono le loro giornate su questi dossier e sono più titolati di me per parlarne.
Ricopro un ruolo pubblico e - da giornalista oltre che da assessore - ritengo che questo implichi anche una responsabilità rispetto alle modalità di comunicazione ed al valore che i miei scritti assumono. Proprio per questo, a fronte dello scatenarsi del fango subdolo delle chat e delle conversazioni da bar che tanto stanno appassionando parimenti certi miei colleghi e qualche giornalista, ritengo sia utile chiarire in questa sede alcune posizioni per sgombrare il campo da qualsivoglia diffamazione (che ricordo ai maghi di "Whatsapp" e di "Facebook" resta un reato perseguibile) e strumentalizzazione di chi ormai ha come unico mezzo per far parlare di sé la polemica sterile attraverso i "social" e con gli esposti.

L'uso distorto del principio di precauzione

Vaccino covid in laboratorioQuesta storia dei vaccini è fatta da un via vai mutevole di notizie più o meno allarmistiche sul loro utilizzo, così come per via dei cambiamenti improvvisi negli impieghi per fasce di età con Stati che bandiscono persino alcuni prodotti. Tutto ciò sta creando un gran fermento ed alimenta scetticismo e rifiuti vaccinali.
Si dice «cautela» e si aggiunge «prevenzione» anche di fronte a fenomeni statisticamente sporadici ed immagino che l'unico appiglio giuridico sia l'uso di uno strumento imperfetto, usato nel nel diritto ambientale, che è così declinabile: "Il principio di precauzione può essere invocato quando è necessario un intervento urgente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale, ovvero per la protezione dell'ambiente nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio".

Lavare la testa all'asino

L'asino...Sono un inguaribile ingenuo e credo che mai ne guarirò. Quando ho cominciato a far politica pensavo di poter essere seduttivo o meglio in grado di operare quella che si definisce moral suasion verso le persone che su certi argomenti la pensavano diversamente da me. Ritenevo insomma che mettere sul tavolo buone ragioni o idee convincenti potesse permettere di superare divisioni e incomprensioni nel solco di scelte che consideravo valide e intelligenti.
Nella pratica ho poi scoperto che in politica ci sono quelli che vivono di ideologismi e preconcetti e sono legati a visioni intoccabili e granitiche, oltre ogni logica di confronto o buonsenso.
In molti casi ho capito che perdevo tempo ed energie ed era inutile, come diceva il mio papà, come «lavare la testa agli asini», che ho poi scoperto essere così nella sua versione completa «A lavare la testa all'asino si perde il tempo, l'acqua e il sapone».

Far ridere è difficile

Il cast della versione italiana di 'LOL'Mai perdere il buonumore. Direi che questa è una delle eredità che ho ricevuto da mio papà e più in generale dalla parte paterna della mia famiglia. Mentre mio papà era un imbattibile barzellettiere, coglievo nei suoi fratelli modi diversi di ridere: chi ironico, chi sarcastico, chi spiritoso. Io non so a che categoria appartengo, ma il fatto certo è che ridere fa bene. Lo diceva con sintesi mirabile Aldo Palazzeschi: «Il riso fa buon sangue, ed è il profumo della vita in un popolo civile».
Di questi tempi, a maggior ragione, se ne avverte il bisogno, visto il grigiore che si deposita su tutti noi come una polvere perniciosa che oscura il nostro sguardo. Per questo condivido, avendolo gustato in televisione, il piacere del successo di una trasmissione, così commentata dall'acutissimo Pierluigi Battista su "Huffpost": «Saper far ridere è un'arte raffinata, una tecnica sofisticata, un complesso di regole senza le quali il pur esuberante talento naturale risulta inefficace e depotenziato. Lillo, Caterina Guzzanti, Katia Follesa, Frank Matano, Ciro Priello, Elio, Michela Giraud, Angelo Pintus, Gianluca Fru e Luca Ravenna, i protagonisti di "LOL, Chi ride è fuori", sfoderano durante il programma trasmesso da "Amazon Prime" il meglio del loro arsenale comico con l'intento di far ridere i concorrenti per poi eliminarli».

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri