blog di luciano

Le alte quote ed i pericoli crescenti

Mattew Disney ed il suo vogatoreE' stata un'estate dolorosa per gli incidenti in montagna sulle Alpi. So bene come l'incidentalità non sia una novità nella storia dell'Alpinismo, che è costellata di tragedie che dimostrano una pericolosità insita in questa disciplina, ma lo è sempre più - non solo in termini numerici per una funebre statistica - perché la dinamica di molte sciagure è ormai strettamente legata al fenomeno di riscaldamento alle alte quote con conseguente venir meno di quel collante delle rocce, che è il "permafrost". Questo sgretolamento per via delle temperature elevate delle montagne, che fragilizza le pareti con cadute di rocce e di seracchi con lo scioglimento di nevai e ghiacciai, subisce d'estate una evidente accelerazione e bisogna capire con esattezza come porsi rispetto alla frequentazione di escursionisti e di alpinisti. Questo vale anche per le Guide alpine, che continuo a considerare come dei custodi dell'Alpinismo, cui spetta in primis il compito di riflettere sulla loro professione e su certi limiti di sicurezza su cui bisogna trovare le giuste misure.

Politica: «E la nave va»

La classica immagine del film di Federico FelliniQuando si arriva a metà settembre e il periodo delle vacanze appare ormai lontano, sopravviene, come in queste ore sulle mie Alpi, un senso diffuso nell'aria e nei colori della Natura che dà conto di quella maturità che si decompone e declina verso l'autunno.
Un altro anno è passato e, in un'abitudine scaramantica di questi ultimi dieci anni, ho comprato a Biarritz - dove vado per il mio lavoro televisivo - una candelina spiritosa che metterò, se tutto andrà bene da qui ad allora, sulla torta del mio compleanno natalizio.
Trovo che in questi giorni, diversamente dal passaggio da un anno all'altro, quando si è investiti dalla bulimia delle festività, ci troviamo di fronte ad un vero punto della situazione, che ci riguarda personalmente nel gioco dei buoni propositi, ma anche nell'osservazione - direi più chirurgica - di quanto ci attornia.

La parola "Brexit" (e "VdAbrexit")

'Brexit...'Capita al mattino, sfogliando "Twitter" (si potrà dire "sfogliando", riferendosi allo schermo di un telefonino?), di leggere pensieri fulminei del critico letterario francese Bernard Pivot. L'ultimo è esemplare: «Je propose de faire entrer le mot "brexit" (sans majuscule) dans la langue française. Il désignera un débat cacophonique et insoluble, une réunion foutoir, une assemblée bordélique. Ex: l'assemblée des copropriétaires s'est achevée en brexit».
Le parole nascono e muoiono e spesso sfondano diventando in poco tempo parte del nostro linguaggio comune ed è singolare seguirne il percorso.
Nel caso di "Brexit" trovo che conti molto il tempo da cui si trova irrisolta e ingarbugliata la vicenda politica, che come una maledizione affligge ormai la politica inglese con risvolti costituzionali mica da ridere ed un oscillare ormai fra dramma e farsa. Tipico esempio di quando vicende politiche sfuggono di mano e si allontanano le soluzioni e all'origine, come un questo caso, c'e stata la scelta avventata degli elettori nel chiedere di lasciare l'Unione europea.

Pulizia sul Web

La sede di 'CasaPound' a Roma, dove è stata rimossa la scrittaNon si può invocare la libertà d'opinione ed il rispetto necessario per il pluralismo delle idee, quando una serie di pagine di "CasaPound" e di "Forza Nuova" vengono chiuse su "Facebook" ed "Instagram" per i loro contenuti pericolosi e la propaganda sbracata.
Conosco bene, pensando che non a caso venne scritto proprio dopo il liberticida Ventennio fascista cui i soggetti sopracitati inneggiano senza pudore alcuno, quell'articolo 21 della nostra Costituzione, di cui riporto i primi due commi: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure"
.
Si tratta di un testo chiaro e neppure la giurisprudenza più eccentrica ne ha potuto troppo modificare il profilo.
La discussione alla Costituente si sviluppò il 14 aprile 1947 e il testo in vigore fu illustrato da un giovane Giulio Andreotti. Interessante è rilevare come ci fu un'interessante proiezione verso il futuro a scrivere "ogni altro mezzo di diffusione", che ha consentito alla norma di non invecchiare troppo, malgrado il tempo trascorso.

Conte riformatore?

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei MinistriAscolto Giuseppe Conte, rinato Premier dalle proprie ceneri, quando annuncia una una forte azione riformatrice e ciò mi incuriosisce in prima istanza per una sorta di bipolarismo di chi contraddice sé stesso nella prima esperienza di Governo, così come colpisce il contenuto sospettosamente multiforme del suo intervento per la fiducia alla Camera.
Dove, ad essere chiaro, il riferimento alle Speciali è stata una modesta appendice al capitolo sulla democrazia locale con il banale e ritrito "occorre anche garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie a statuto speciale e le minoranze linguistiche". Se serve per avere la fiducia della componente Autonomie, compreso il senatore Albert Lanièce, meglio avere qualcosa in più che questa genericità.
Ma in dichiarazioni fuori aula Conte ha ribadito che sarà anche una "Legislatura costituente". Ohibò!

Povero Luigi XIV...

Luigi XIV, il 'Re Sole', nel ritratto ufficialeQuando si visitano i castelli valdostani, che pure coprono epoche diverse, si resta piuttosto colpiti - e più antichi sono come epoca di costruzione e di utilizzo e più la constatazione è evidente - da una certa rusticità. Ma anche maestose dimore altrove che apparivano pompose non erano tutto oro luccicante, ma soprattutto anche la vita dei nobili non era "rose e fiori" e dunque figurarsi quella dei popolani.
Mi è capitato di trovare un articolo significativo, dedicato ad una personalità notissima, il Re di Francia Luigi XIV (1638-1715), noto per la vastità del suo Regno come il Re Sole. E' un punto di vista particolare, quello frutto della penna per "L'Express" di Laurent Alexandre (chirurgien, énarque, entrepreneur), che smonta con arguzia quel mondo di frottole dei laudatores temporis acti che ammantano il passato di luci e fasti, che andrebbero sempre relativizzati per rispetto della verità. In più se si contestualizza la vita dei re e dei nobili, figurarsi a cascata - come dicevo - quali siano state le condizioni di vita della povera gente.

Più in là...

Turisti ad Aosta con una guidaMi piacerebbe, avessi tempo, essere come il protagonista dei versi di Eugenio Montale:
«Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:«più in là».
Quando viaggi, che sia una meta distante o vicina, con un tragitto lungo o breve poco importa sotto il profilo del proprio personale arricchimento personale. Non solo torni a casa imbevuto di cose nuove nel tuo bagaglio mentale, ma finisci in modo comparativo per chiederti come certe esperienze e certe emozioni possano essere vissute da chi - come turista e come viaggiatore (capisco che non sono proprio sinonimi) - viene in Valle d'Aosta.
Non mi riferisco solo a quanto di pratico esiste nella vacanza, che certo conta molto: dalla qualità dei trasporti al livello delle strutture di accoglienza, dall'attrattività dei luoghi all'offerta della ristorazione e l'elenco potrebbe proseguire.

Guy Héraud scriveva della Valle d'Aosta nel 1965

'La 'Revue de Psycologie des Peuples'E' abbastanza raro trovare degli elementi previsionali sulla situazione valdostana di oggi, tracciati nel passato e di cui oggi si possa avere una certa cognizione. In soldoni se quanto si era immaginato abbia finito per realizzarsi.
Trovo su di una bancarella di libri usati una singolare pubblicazione di Guy Héraud (1920-2003), scritta nel 1965, in un inserto della "Revue de Psycologie des Peuples" dedicato a "La minorité de la langue française du Val d'Aoste".
Ho conosciuto Héraud di cui pubblico, per chi non lo avesse mai sentito, una breve biografia significativa: "Docteur en droit (1945), Guy Héraud poursuit une carrière d'enseignant dans les universités de Strasbourg, Hanoï et Pau.
Il est un des cofondateurs du "Collège universitaire d'études fédéralistes d'Aoste" (Val d'Aoste, le pays entre les monts) en 1961 où il enseigne tout comme à l'Institut européen des hautes études internationales de Nice"
.

Bellezza e Bruttezza

Una panoramica della media ValleDomenica scorsa su una Statale senza traffico alcuno risalivo in macchina la valle centrale ed è quanto faccio, da pendolare, pressoché quotidianamente. Sarà stata questa situazione diversa dal solito, in una calma da guida rilassata, o forse la prima giornata settembrina del mese, come se anche la Natura avesse girato il calendario colorando le montagne con quella rilassatezza matura di fine estate, ma mi sono detto - guardandomi attorno in un tripudio di montagne - quanto io sia stato fortunato a vivere in questa zona alpina, la Valle d'Aosta, dove sono nato.
Mi sono chiesto, in questa sorta di estasi casareccia, come sia importante mantenere viva questa Bellezza di cui siamo depositari. C'è quel famoso proverbio della cultura masai che dice: "Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

Ramoneurs/Spazzacamini

'Bambini spazzacamini valdostani (Fototeca 'Brel' Fondo 'Avas' Aosta. Proprietà Emma Bamaz, Rhemes-Saint-Georges)Si può partire da una notizia pubblicata sul sito "Storiavda", che risale esattamente al 12 maggio del 1900: "Sono arrestati alla stazione di Aosta due distinti signori, un belga e un savoiardo, mentre arruolano giovani ragazzi e ragazze valdostane per condurli clandestinamente in Francia. Per aggirare l'ufficio immigrazione, i giovani erano fatti passare per il Belgio, dove era più facile ottenere passaporti. Al momento dell'arresto, pochi minuti prima della partenza del treno, i due "negozianti di carne umana", come vengono definiti dai giornali, avevano già reclutato quattordici ragazzi ad Aosta, diciotto a Quart e diversi altri attendevano nelle altre stazioni. I giovani erano stati sottratti alle famiglie con la promessa di un compenso di cento lire annue per tre anni e la dispensa da ogni spesa di vitto, alloggio e vestiario. Secondo i giornali locali, non era la prima volta che gruppi di giovani valdostani venivano fatti emigrare clandestinamente e di alcuni di loro si erano perse completamente le tracce".
Non a caso si è parlato di una sorta di schiavitù o meglio di "traite blanche".

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