blog di luciano

Coronavirus e tanti pensieri

L'ospedale 'Parini' di AostaOggi è un po' più fresco, ma la primavera è arrivata come da calendario con le piante in fiore, gli uccelli che cantano la mattina, certi profumi che indicano il capolinea dell'inverno. Da noi sulle Alpi le cime sono ancora innevate e vedi le persone che rimettono a posto i campi e le vigne nel fondovalle e le bovine ritornano a pascolare nei prati.
La normalità del cambio di stagione si infrange - e la Natura appare come non mai in contraddizione con sé stessa - contro la realtà di due bollettini ufficiali, uno all'ora di pranzo, uno prima di cena, che piombano in fretta nelle case dove siamo chiusi e confermano quanto all'inizio si stentava a credere: l'epidemia non demorde, anzi cresce e spaventa per buone ragioni.

Lo Stato d'eccezione e la Costituzione

Giuseppe Conte prima dell'annuncio nella notte del 21 marzoE' molto difficile esprimere i propri dubbi sulla gestione dell'emergenza sanitaria del Governo Conte con particolare riferimento a lui, Giuseppe Conte, abituatosi a fare da condottiero in questa crisi, senza averne le qualità.
Divento così antipatico a chi considera che tutto funzioni. Penso, però, di essere legittimato a farlo, perché se è vero che mai come ora ci debba essere coesione, va mantenuto ben vivo il diritto di critica. Un atteggiamento che non può essere considerato come "remare contro". Ho visto malissimo, ad esempio, le apparizioni serali-notturne del presidente del Consiglio con decisioni contraddittorie, semplici "effetto annuncio" ed una certa supponenza del soggetto che non ama le domande dei giornalisti, come si è visto nell'ultimo monologo via "Facebook". Roba mai vista, degna dello stile grillino da cui Conte è stato partorito, anche se ora è la mascotte di molti esponenti del Partito Democratico, che lo amano dopo averlo odiato, quando era con la Lega al vertice del Governo.

Le nostre legittime paure

Gattini impauritiGiorgio Faletti, che tra l'altro veniva ad Ayas in montagna, era stato dapprima un comico caricaturista eccezionale, solo più avanti si scoprì la sua interessante vena di scrittore. A lui si deve questa frase, adatta di questi tempi inattesi e piombati su di noi come una sorta di angelo sterminatore. Ecco Faletti: «L'errore che tutti gli uomini fanno da sempre. Cercare di mostrarsi forti e sprezzanti e vincitori quando forse basta avere il coraggio di chinare la testa e dire: ho paura».
Giorni fa, ho evocato due sentimenti che sono anche stati d'animo, il coraggio e la felicità, in questi tempi di "coronavirus", mentre ora vorrei dire della paura.
Ho molti pensieri come tutti: il virus colpisce vicino e lontano, facendo morti e danni, creando un mondo ancora più insicuro di quello che conoscevamo. In più il ricordo delle epidemie c'è nella Storia e dentro il nostro "Dna" e nella memoria collettiva che ci forgia culturalmente. Ecco perché ci sono paure ataviche che ci dominano per via di chi le ha vissute e delle tracce che sono rimaste.

Una vita al rallentatore

Slow...Credo che ognuno di noi si senta smarrito ed alla ricerca di nuovi equilibri di fronte a questa terribile discontinuità che colpisce le nostre vite ed avviene in una dimensione vasta e collettiva, che ricorda davvero un tempo di guerra contro un nemico impalpabile, che rischia persino di dividerci. Quando nei brevi tragitti a piedi per qualche incombenza come la spesa incontri qualcuno sul tuo cammino lo scruti e lo osservi con apprensione, chiedendoti se o no possa essere pericoloso. Ma nel saluto rapido, nel vuoto di una strada, cogli però elementi di una dolente complicità di fronte a questa "livella" che ci rende tutti uguali e fragili.
Tutto è rallentato. E' una sensazione strana, che mi è capitata nella vita qualche volta in occasione di incidenti. Ricordo una caduta in moto da ragazzo, sbalzato da un buco dalla mia "Vespa", l'avvicinarsi del guardrail e l'impotenza di fronte a me mentre tutto sembrava come scandito da un tempo diverso.

Dentro la crisi, dopo la crisi

Stefania RagaùMi è già capitato di adoperare una celebre frase di Albert Einstein che dice: «La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie».
Si presta in effetti a molti usi e, pensando alla data di nascita e a quella di morte (1879-1955) del celebre fisico e filosofo nato in Germania, naturalizzato svizzero e poi cittadino americano, si capiscono molte cose, pensando alle due Guerre mondiali ed anche al fatto che Einstein era ebreo in un momento drammatico per il suo popolo. Queste sue osservazioni, di un uomo che amava non solo la scienza ma le riflessioni umanistiche attorno ai problemi della vita e della società, si stagliano anche nello scenario attuale.

Le strette pareti di casa

Finestre, da aprire...Oggi ho una specie di grumo fatto di apprensione e di dolore per questa storia del virus che pare surreale e invece colpisce duro persone, famiglie e paesi e mettersi nei panni degli altri, ragionando anche sui propri rischi, è un dovere di compartecipazione. Oggi penso alla famiglia di Lorenzo Repetto, il farmacista di Saint-Vincent, portato via dal virus malefico.
Anche la scrittura quotidiana libera la mente da tanti pensieri e la casa diventa in questi giorni il fulcro della nostra vita. Mai come ora personalmente apprezzo questa necessità di essere "domestici", perché motivata senza "se" e "ma" dalla tutela della nostra salute. Anche se, beninteso, mi sento un po' prigioniero di queste circostanze, che ci tolgono la libertà di movimento e ci rendono impossibile qualunque pianificazione del futuro vicino o lontano. Ma "c'est la vie" nel senso più concreto del termine, perché la minaccia sulla nostra esistenza esiste davvero.

Tamponi a caccia degli asintomatici?

Esame di un tamponeIncalzato dall'attualità, vorrei capire se esiste una sensibilità rispetto ad un dibattito che si sta sviluppando in queste ore in molte Regioni italiane.
Una premessa: non invidio affatto le autorità politiche che devono assumere decisioni importanti per fermare l'epidemia da "coronavirus". So bene quanto sia più facile criticare che fare e quanto sia difficile avere in certi frangenti le energie necessarie per reggere momenti di stress e reagire con equilibrio e lucidità alle avversità.
Mi pare - per essere concreto - che nel caso valdostano, dove il virus sta colpendo duro e siamo la seconda Regione dopo la Lombardia comparando il diverso numero di abitanti ed i casi registrati, ci siano scelte da fare significative, sapendo che le risposte non sono un automatismo, ma devono tener conto della particolarità di ogni zona infettata.

La vita che cambia contro il "coronavirus"

Un esempio di 'smart working'Domenica dal balcone di casa mia osservavo la strada statale 26 ed il vuoto totale: nessuna macchina in transito. Buon segno, ho pensato, essendo la logica dello stare in casa un coprifuoco per sconfiggere il virus che sta cambiando la nostra vita.
Scenari irreali sino a poche settimane fa, quando tutto sembrava qualcosa di passeggero ed invece sta incidendo in modo evidente sui nostri stili di vita e su di un'economia che è a picco e lo stesso indebitamento pubblico, che serve ora a reggere l'urto delle conseguenze dell'epidemia, sarà un fardello per le generazioni a venire.
Ormai annoto da giorni i miei pensieri su questo blog e non riesco ad uscire dal commento della crisi in atto, tanto è totalizzante ed anche - diciamo la verità - preoccupante quando attorno a noi, in una Valle d'Aosta dove tutti ci si conosce, si risale, malgrado la privacy e l'anonimato ufficiale, a chi è contagiato e persino a chi è morto.

Amici e nemici in epoca di "coronavirus"

Il professor Antonio Maria BaggioSiamo abituati a dividere il mondo in "amici" e "nemici" e a cercare nelle parole una stampella per dare corpo alle nostre idee al modo di pensare.
Parlando del "coronavirus" che si è insinuato nella nostra vita e colpisce in mezzo a noi e ci minaccia senza pietà, è evidente come sia lui il "nemico numero 1" con cui fare i conti ed è nostro dovere combattere questa battaglia mondiale, che qualcuno ha definito con enfasi la Terza guerra mondiale. Ma il nemico riguarda anche i rischi derivanti dai nostri comportamenti individuali: per fermare il contagio bisogna seguire disposizioni che sono pesanti per ciascuno, perché condizionano la nostra libertà, ma lo sono anche in una logica collettiva fra chiusure, divieti e l'evidente ricaduta sull'economia in generale e per molti sulle proprie finanze personali.

Riflessioni di fronte all’emergenza

Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in videoconferenza con la Commissione europeaOggi mi occupo di questioni collaterali, ma non troppo, rispetto all'epidemia in sé, ma comprenderete come non siano digressioni distanti.
Conosco degli evasori fiscali che di questi tempi, colpiti nel vivo dal dramma del "coronavirus" e spaventati di restar secchi se - qualora contraessero la malattia - non ci fosse posto nelle rianimazioni debordanti di pazienti, pontificano sulla sanità pubblica e sul dramma dei tagli ai finanziamenti del settore.
Basterebbe che tutti pagassero il dovuto ed avremmo il "Paese del Bengodi" e non solo con una riduzione per tutti di quanto paghiamo di tasse e migliorerebbe il funzionamento della Repubblica e quanto il Pubblico fa per i propri cittadini. Per la Valle d'Aosta, che gode del riparto fiscale, la gran parte dell'evasione significa l'impoverimento delle Casse regionali e non a caso nello Statuto speciale esisteva un coinvolgimento della Regione Autonoma negli accertamenti.

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