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02 apr 2025

Culle vuote e immigrazione

di Luciano Caveri

Torna di attualità la questione demografica con numeri recenti, che confermano studi che sono già ben noti e indagati.

Basta ricordare un solo dato, quello più significativo, su cui si basa il crollo incalzante della natalità in Valle d’Aosta: lo scorso anno il tasso di fecondità è stato di 1,05 figli per donna e dunque in Valle d’Aosta verso una comunità ridotta al lumicino con pochi bambini e tanti anziani.

Una priorità è spingere su tutti i servizi e i vantaggi possibili per chi voglia avere dei bambini con attenzione particolare ai Comuni di alta montagna e a quelli più piccoli a rischio estinzione. Ma, come spesso ribadisco, esiste qualcosa di più profondo, al di là degli aiuti vari che si possono immaginare, da esaminare e affrontare e con la Giunta si sta valutando interventi importanti di sostegno anche con fondi comunitari, Tuttavia e purtroppo avere figli non è più considerata una priorità.

Mi spiego meglio: giustissimo segnalare il costo della vita come impedimento, certa precarietà nel lavoro come dissuasore e segnalare la possibile carenza in alcuni servizi pubblici come causa. Per altro, non si può sottacere il desiderio di avere più tempo per sé stessi, per la propria carriera, per viaggiare, per coltivare passioni o semplicemente per evitare le responsabilità che la genitorialità comporta.

Insomma: stili di vita e concezioni diverse rispetto alla famiglia tradizionale e certo l’instabilità politica e un mondo talvolta senza bussola possono essere elementi di preoccupazione per la scelta di maternità e paternità.

È chiaro che questo fenomeno, che anche in Valle d’Aosta si accompagna alla scelta di tanti giovani valdostani di andarsene a vivere altrove, pone l’accento su politiche di immigrazione che servano a evitare il collasso di una popolazione e di una società come le nostre.

Certo ci possono essere misure per “vendere” i vantaggi di vivere in Valle a persone provenienti da altre Regioni italiane, ma non credo che i flussi possano essere davvero compensativi.

Resta da riflettere sull’immigrazione e lo sta facendo senza troppi tabù il Premier inglese Starner, laburista. Provo a spiegarmi nel distinguere l’indispensable immigrazione dal mondo da regolare dall’immigrazione clandestina.

Lo racconta Claudio Cerasa direttore del Foglio: ”Non è destra: è buonsenso. Non è razzismo: è governo. Non è xenofobia: è legalità. Il più importante leader della sinistre europea, Keir Starmer, unico leader progressista in Europa (Sánchez a parte), nell'Europa allargata, a essere alla guida del governo di un grande paese con una maggioranza solda, compatta, ieri ha scelto di mettere al centro del dibattito pubblico del proprio paese un tema che nessuna grande sinistra europea oggi ha il coraggio di considerare cruciale, dirimente e dirompente. Il tema, naturalmente, ha a che fare con uno dei grandi tabù delle sinistre mondiali, uno dei grandi temi rimossi dall'agenda del progressismo europeo, uno dei tanti temi che la sinistra ha regalato allo destra nonostante non riguardi la destra ma riguardi semplice mente la legalità. E quel tema coincide con due parole che i leader progressista tendono purtroppo a maneggiare come un carbone ardente: immigrazione illegale”.

Prosegue Cerasa: ”Starmer ha annunciato il rimpatrio imminente di 24 mila persone che non hanno il diritto di stare nel Regno Unito, il numero più alto da quasi un decennio a questa parte. Ha corredato l'annuncio con una campagna comunicativa aggressiva, caratterizzata da una scritta in rosso maiuscolo sopra un aeroplanino che spicca il volo: "Oltre 24 mila persone senza diritto di stare nel Regno Unito sono state mandate via", removed, "e questo è stato fatto dal governo laburista". Poi ha promosso di smantellare "per sempre" le bande di trafficanti di esseri umani. Ha detto che il suo piano per la legalità permetterà di "rimpatriare più persone, permetterà di salvare vite, renderà sicuri i nostri confini, annienterà le gang". E ha spiegato, da sinistra, che "non ci si può limitare a stare sulla nostra costa e guardare il mare". La critica indiretta di Starmer è al fronte politico europeo che tra la difesa della legalità e la difesa dell'immobilismo, quando parla di immigrazione, sceglie la difesa dell'immobilismo, senza capire che non dare risposte sull'immigrazione, o dare solo risposte umanitaristiche, significa alimentare quella spirale di insicurezza che porta a rafforzare il populismo e significa anche essere ingiusti nei confronti degli stessi migranti illegali perche si tratta di persone vunerabili, sfruttate senza pietà da bande vili”.

Ecco la conclusione: ”La sveglia di Starmer è rivolta al proprio paese, ma è una sveglia universale al centro della quale vi è un messaggio importante: governare i confini, renderli sicuri, ribellarsi all'idea che chiunque voglia verire nei nostri paesi debba poterlo fare, significa lavorare per la legalità e significa riprendere il controllo sul proprio paese dalle isterie populiste. Dove si crea un vuoto, arrivano gli estremisti. Dove il vuoto zene occupato dai partiti norasti, si fa poltica. Dove a è una destra che ha il monopolio delle risposte sulle immigrazione la sinistra di solito viene spazzata via. Si scrive Starmer, si legge realtà. Appunti per tutti, anche per l'Italia”.