Gli agricoltori europei, con punte violentissime in Francia, protestano contro l’accordo di libero scambio UE-Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia) principalmente per un motivo condiviso e molto concreto: temono una concorrenza sleale devastante per il loro settore.
E questo si aggiunge alle novità future e in parte già attuate nella Politica Agricola Comune, che tra l’altro preoccupano in particolare le zone di montagna.
Rispetto agli accordi con i Paesi sudamericani, invece, che cosa preoccupa?
Si temono importazioni massicce di prodotti più economici (carne bovina, pollame, mais, soia…) per costi di produzione più bassi e minori vincoli ambientali e sanitari.
Il caso più evidenziato per queste importazioni sono la maggior libertà nell’uso dei pesticidi e antibiotici, meno tutela del benessere animale e meno norme ambientali (come nitrati e controllo emissioni). Quest’ultimo punto tocca anche i costi energetici a causa di alcune normative del Green Deal.
Molti denunciano che l’UE impone sacrifici enormi ai propri agricoltori per il clima, mentre apre le porte a prodotti provenienti da aree con deforestazione massiccia (soprattutto Amazzonia).
In Francia la protesta è più radicale perché il governo ha mantenuto una linea dura e il settore agricolo è politicamente in sofferenza per molte ragioni.
In Italia la protesta c’è ed è sentita, ma è stata parzialmente “smorzata” dalle concessioni ottenute da Bruxelles e dal cambio di posizione del governo che alla fine, a differenza della Francia, ha votato a favore, malgrado Coldiretti abbia ormai un filo diretto con il Governo Meloni.
Mi interessa segnalare il fatto che la Fontina (DOP), così come altri formaggi, è tra i prodotti tutelati dall’accordo tra UE e Mercosur.
L’accordo, che ha ricevuto il via libera politico nel gennaio 2026 (dopo l’intesa raggiunta nel dicembre 2024), prevede, infatti, la protezione di oltre 340 Indicazioni Geografiche (GI/DOP/IGP) europee nei paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), impedendo l’imitazione o l’uso evocativo di questi nomi.
La Fontina figura esplicitamente nell’elenco ufficiale diffuso dalla Commissione Europea, come - solo per fare un esempio - Gorgonzola, Grana Padano, Grana, Parmigiano e altri. Tutti beneficiano quindi del divieto di contraffazioni in quei mercati, rafforzando il valore del marchio DOP.
Era già avvenuto una decina di anni fa con il ”Trattato Ceta" (Unione europea-Canada) ed il Governo italiano di allora scrisse, per la ratifica parlamentare: "Il Canada proteggerà anche le denominazioni di cinque formaggi particolarmente importanti ("Asiago", "Gorgonzola", "Feta", "Fontina" e "Munster"), fino ad ora non tutelati".
Mi par di capire dal loro sito Web che in Québec i monaci non abbiano purtroppo smesso di produrre una Fontina tarocca così sfacciatamente descritta: ”Prodotto con latte pastorizzato, questo formaggio a pasta dura senza crosta è stagionato per oltre tre mesi. La consistenza morbida e leggermente cremosa di questo formaggio di tipo italiano sprigiona un delicato aroma di nocciola, accompagnato da un tocco di burro fuso. Dal 2013, la ”Fontina' è disponibile anche nella versione affumicata. Spesso utilizzato per la raclette, è anche un formaggio che si grattugia facilmente, perfetto per le pizze e per tutti i vostri piatti gratinati. Questo formaggio è prodotto dai monaci benedettini dell'Abbazia di Saint-Benoît-du-Lac, che vivono del lavoro delle proprie mani”.
Fontina affumicata: che il Signore li perdoni!
Ma torniamo ai tarocchi sudamericani che dovrebbero scomparire. In Argentina la Fontina argentina è molto diffusa; è un formaggio a pasta semidura con occhiatura (buchi) piccola, spesso usato per la fusione.
In Brasile la finta Fontina viene prodotta principalmente negli Stati del Sud (come Rio Grande do Sul), viene spesso chiamata "Queijo tipo Fontina".
In Uruguay, il nome "Fontina" è usato legalmente da grandi aziende lattiero-casearie nazionali. Tra i marchi più noti troviamo Conaprole, la più grande cooperativa lattiero-casearia del Paese, che vende regolarmente il suo "Queso Fontina" e Naturalia, che è altro produttore locale molto diffuso nei supermercati uruguaiani (come Devoto o Tienda Inglesa).
Insomma: bisogna tenersi stretta la nostra Fontina e combattere i falsificatori!