Ha avuto un grande successo un articolo del comico Lucio Gardin (interessante il sito a suo nome), che ha finito per far riflettere, con il giusto garbo, su certe idee su cui può sorridere chi, come me, è ultrasessantenne.
Racconta di una sua visita nel suo paese di origine, Rovereto, con questo racconto: ”Passeggiando per le vie a un certo punto vedo una signora anziana. Di quelle con gli occhietti vispi e il tipico sorriso rassicurante di chi ne ha viste tante nella vita. Mi sorride. Il suo volto mi sembra famigliare. Forse è la mamma di qualche mio compagno delle elementari. Mi avvicino, e per non spaventarla esordisco con un sorriso e scandisco bene le parole perché potrebbe anche essere sorda: -Buo-na-sera signora, mi scu-si, ma noi ci cono-scia-mo?». E lei, con tono leggermente sadico: Si deficiente, ero la to compagna de classe alle elementari». Un secondo di silenzio. Forse due. E poi un pensiero mi attraversa la mente: però è strano avere la stessa età degli anziani”.
Lo capisco, esiste una sorta di ingenuità, certo bonaria, in questa storia - in cui vedo molti boomer come me - sentirsi un pochino evergreen.
Il giovanilismo rischia di sfociare nella sindrome di Peter Pan, rifiutando pateticamente le logiche dell’invecchiamento. Dunque bisogna tenere sotto controllo certe frontiere di buonsenso, se la logica è quella di tenersi vivi, attivi, costruttivi e tutto quel che rende la vita - facendo gli scongiuri - degna di essere vissuta con la giusta energia.
Torniamo a Gardin: ”C'è una truffa in corso. E’ una truffa psicologica, sottile, silenziosa. Non ci sono testimoni, nessun referto, nessuna denuncia. Ma tutti noi, prima o poi, ci caschiamo. La truffa si chiama: «Mi sento ancora un ragazzo». Siamo in molti che stiamo invecchiando (beh, tutti lo fanno), ma dentro ci sentiamo ancora ragazzi. Giovani dentro ma con l'ernia di fuori.
Certe mattine mi guardo allo specchio e mi viene da chiamare mia mamma: •Mamma! C'è un vecchio in bagno che sta usando il mio spazzolino!». E invece sono lo. E’ strano. Se mi guardo allo specchio, il cervello mi mostra un ragazzo pieno di vita. Ma il mio corpo spesso ha una sua autonomia. Si stanca prima di me.
Si siede anche quando io vorrei restare in piedi. Alle volte mi dà contro. Il punto è che siamo cresciuti in un'epoca in cui i sessantenni erano considerati vecchi, ma oggi non è più così. Oggi a sessant'anni, vai in palestra, fai trekking, ti iscrivi a un corso di rafting, assumi un fisioterapista perché ti aluti a mettere le scarpe. lo ad esempio ho xxx anni (scusate, la mia tastiera non arriva a certi numeri), eppure, ho ancora la testa di un trentenne.
Mi emoziono per una canzone, sogno ancora di fare viaggi improbabili, guardo il mondo con l'entusiasmo di chi ha appena imparato a fare il nodo alla cravatta. E forse il segreto è questo. Il segreto non è non invecchiare (giacché l'alternativa a farlo non è nemmeno da considerare), ma invecchiare senza smettere di stupirsi. Continuare a ridere come ragazzini, anche quando il tuo corpo emette rumori che non ricordavi di avergli autorizzato. E accettare il fatto che si è giovani finché si ha la capacità di sognare e meravigliarsi. Ed è bellissimo. Almeno finché non devi alzarti da un divano basso”.
Trovo in questo uno specchio in cui riflettermi e dal successo dello scritto sembra il manifesto di una generazione.
Tempo fa, per sfottermi non con benevolenza, qualcuno mi apostrofò come “dinosauro” rispetto alla lunga militanza in politica.
Verissimo, ma - in linea con Gardin - mi sento un Tyrannosaurus Rex con il cuore dell’erbivoro Brachiosaurus. Invecchiare è inevitabile. Smettere di stupirsi no. E finché restano sogni, ironia e capacità di mettersi in discussione, l’età resta un dato anagrafico, non un destino.