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20 mar 2026

Referendum, Costituzione e qualità del dibattito pubblico

di Luciano Caveri

A poche ore dal referendum confermativo sulla riforma di norme sulla Magistratura, vorrei dire quanto non mi sia piaciuta questa campagna referendaria. Toni, atteggiamenti, polemiche che mostrano la fragilità e a tratti l’immaturità della democrazia italiana.

Mai che - specie pensando alla geopolitica mondiale che evoca fantasmi davvero terribili - ci sia stata la capacità di mantenere un equilibrio nell’ovvia dialettica politica e l’accortezza di adoperare il confronto senza avere atteggiamenti guerreschi

Ho apprezzato molto che sia venuta ad Aosta una persona pacata come il costituzionalista Giovanni Guzzetta, amico di lunghissima data e condivido il suo Sì al referendum.

Sul Riformista con penna arguta ha osservato: ”Tra gli aspetti più fastidiosi di questa strattonamento continuo della Carta costituzionale, che i sostenitori del No dichiarano di voler difendere contro il presunto attacco demolitorio della riforma. Si tratta di una (brutta) abitudine purtroppo risalente nel tempo, anche se esercitata, come dirò, selettivamente, solo quando corrisponde agli interessi che, nel merito, tali presunti difensori hanno.

Viene in mente la favola di Esopo sul pastore che grida "al lupo al lupo", la cui morale. come si sa, è che, quando effettivamente il rischio si materializza, dopo i tanti falsi allarmi, il lupo arriva e nessuno interviene.

Di auto eletti pastori purtroppo, in giro, se ne vedono un po’. Pretendono di sostituirsi ai Padri costituenti, con un interessato paternalismo, che di Costituente ha ben poco”.

Guzzetta cambia marcia e insiste in questo modo: ”Questa postura elitista e didascalica, con il ditino alzato corrisponde per molti (ovviamente ci sono rispettabilissime eccezioni) a una inversamente simmetrica ignoranza della Costituzione. Essa ha una grande efficacia impressionistica per la pancia di chi ascolta e appartiene anch'essa alla dimensione della post-verità che caratterizza molte narrazioni nel dibattito pubblico. Ma è un atteggiamento terribilmente dannoso”.

Segue un elenco, che forse interessa poco chi va al di là del contenuto della riforma, ma esalta solo l’aspetto politico pro o contro il Governo (che non mi rappresenta affatto!). Due i punti per cominciare: ”Il primo è che una visione devozionistica della Costituzione tradisce proprio la volontà e lo spirito dei Costituenti. I quali non immaginavano di consegnare agli italiani una sacra reliquia da venerare, ma un corpo vivo che le future generazioni avrebbero potuto e dovuto cambiare aggiornandola e correggendo anche "limiti ed errori" (sì proprio così dicevano) che in essa erano contenuti.

Chi ha voglia, può leggersi il discorso del Presidente Ruini nella seduta conclusiva dell'Assemblea costituente, il 22 dicembre 1947 (pubblicamente accessibile sul sito del Parlamento). Un cambiamento che, tra l'altro, il Costituente, nel caso in cui il Parlamento non raggiungesse un ampio accordo, volle affidato anche alla scelta del popolo, con buona pace delle visioni elitiste e aristocratiche della "democrazia dei sapienti", quell"epistocrazia" demolita da Karl Popper ne La società aperta e i suoi nemici proprio per le sue radici totalitarie.

Il secondo motivo è che una visione ideologica della Costituzione trascura inevitabilmente di considerare la problematicità dell'approccio costituente ai problemi. Il dogmatismo non consente sfumature ed esitazioni, come se le soluzioni contenute nella Costituzione alla fine dei lunghi dibattiti, fossero il frutto di una sorta di "rivelazione divina" ”.

Non a caso è in maniera puntuale Guzzetta elenca punti dimostrativi dei lavori preparatori e delle discussioni svoltesi fra i costituenti.

Infine contro la demonizzazione: “Ma forse, l'effetto più grave di questo millenaristico allarmismo, è che, brandendo la difesa della Carta come strumento di lotta politica, sollevando l'eccezione di "lesa maestà", si finisce per logorare il tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme la nostra comunità civile, facendo della Costituzione motivo di divisione e lacerazione, piuttosto che di unificazione. Atteggiamento, tanto più insopportabile per il fatto che è a corrente alternata, cosicché la Costituzione diviene una Carta à la carte, a volte intangibile per definizione, a volte da modificare assolutamente. Come nel caso dell’abolizione dell’autorizzazione a procedere, che, nel mosaico degli equilibri voluti dal Costituente, era pure sempre un tassello importante, piaccia o no, della regolazione dei rapporti tra politica e magistratura, tra tutela della sua indipendenza e rischio di strapotere corporativo. Tutto ciò mi pare dimostri che, per costoro, non è la Costituzione in sé ad essere intoccabile, ma ogni modifica che avvenga senza il consenso degli Ayatollah di turno, sacerdoti dell'ortodossia. Con buona pace della Corte costituzionale, cui, sempre il Costituente, ha affidato il potere di difenderla anche, ove occorra, nei confronti del legislatore costituzionale”.

Il resto è legittimamente scontro politico che prescinde dalla riforma costituzionale oggetto del referendum