I massimi sistemi ci schiacciano, così come le preoccupazioni e le ansie. Per non dire degli scontri che caratterizzano il nostro tempo in cui la litigiosità è preferita alla logica della paziente mediazione. Il mondo digitale agisce nella sfera privata e in quella pubblica come un acceleratore di aggressività e di polemiche.
Non è la prima volta - anche per una elementare questione di età - che questo crescendo mi preoccupa e mai come in certi momenti tribolati spicca la filosofia delle “piccole cose”, come uno spazio in cui rifugiarsi per ristorarsi.
L'espressione “piccole cose”non ha un'origine precisa e documentata in un singolo autore, testo o momento storico. Si tratta di un concetto universale e antichissimo, radicato nel senso comune, nella saggezza popolare e nella letteratura di molte culture, che sottolinea come gli aspetti apparentemente banali o insignificanti della vita quotidiana (un sorriso, un gesto di gentilezza, un caffè caldo, un momento di silenzio, un abbraccio) siano spesso quelli che portano un attimo di gioia rassicurante.
Ognuno ha una specie di zona franca in cui può rifugiarsi anche solo per un istante che agisce come un lenitivo che conforta o come una molla che ricarica.
È un'idea che attraversa il tempo e diverse tradizioni: dalla filosofia stoica (che invitava a trovare valore nel presente e nel semplice) alla spiritualità cristiana (dove le “piccole cose” sono viste come spazi di grazia e discernimento), fino a influenze orientali che ho capito un po di più in Giappone, come il rito del tè fatto di concentrazione che crea conforto.
Penso a ”hygge” parola danese (e norvegese) che descrive un sentimento di benessere, intimità, comfort e accoglienza e che si avvicina in italiano a pensieri rassicuranti tipo “calore accogliente”, ”atmosfera intima”, ”stare bene insieme”.
Creare un’atmosfera calda e rilassata vuol dire la compagnia di persone care (o anche di se stessi), sentirsi per un momento protetti, al sicuro e in pace con il mondo esterno, avere una persona cara assieme per due parole o il proprio animale di compagnia cui fare le coccole.
Esistono parole riassuntive analoghe a quella danese anche in tedesco e in svedese ( penso a serate con amici svedesi avvoltoi da candele che illuminavano la stanza).
Nel contesto italiano e contemporaneo vale appunto l’espressione ”piccole cose”, intese come accessibili ogni giorno e che, proprio per questo, “illuminano” la vita (mi viene in mente, non a caso, la gioia di vedere una lucciola nel buio, sapendo che sono ormai così rare).
Per i più romantici vale Khalil Gibran (poeta e scrittore libanese): ”Perché è nella ”rugiada delle piccole cose” che il cuore trova il suo mattino e si ristora”.
Oppure Banana Yoshimoto (scrittrice giapponese): ”La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose [...]. Ogni giorno succedono piccole cose [...] e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive”.
Anche in francese ci sono le “petites choses“. Lo scrittore cattolico francese Georges Bernanos ha scritto: ”Les petites choses n’ont l’air de rien, mais elles donnent la mesure de notre âme”.
Altri autori scrivono in inglese, riferendosi a “the little things”, così come in spagnolo a “las pequeñas cosas”.
Insomma: almeno su questo l’umanità che conosco sembra unanime e ciò appare come un elementò rassicurante. Forse un antidoto per reagire, anche con piccole dosi quasi omeopatiche, alle troppe brutture, violenze, cattiverie e preoccupazioni che ogni giorno ci vengono somministrate.