Leggo un articolo su Sette di Venanzio Postiglione su di una modifica allo Statuto di autonomia della Toscana avvenuto pochi giorni fa, che gli consente un lungo e interessante editoriale sul tema della felicità umana.
L’Ansa spiega in modo neutro l’insieme di modifiche apportate dal Consiglio regionale toscano. Leggiamo: “Approvata definitivamente, in seconda lettura, la modifica dello statuto della Regione Toscana che introduce il principio dell'identità toscana, il diritto al perseguimento della felicità, alla connettività e la possibilità per il governatore di nominare il nono assessore della Giunta”.
Se conosco i miei polli capisco bene che l’ultimo punto è quello di sostanza…
Trovo una ulteriore spiegazione: “Voluto dal presidente della Regione Eugenio Giani, il provvedimento richiama il legame storico con l'illuminismo e con il toscano Filippo Mazzei, le cui idee ispirarono Thomas Jefferson per la Dichiarazione d'Indipendenza americana”.
Postiglione richiama sul tema un intervento del Presidente Sergio Mattarella del 2023 al Meeting di Rimini. L’ho cercato e lo riprendo: “Nel dibattito pubblico si cita, sovente, il “diritto alla felicità” elencata - come da perseguire - assieme a quelli alla vita e alla libertà, nella Dichiarazione di indipendenza, del 4 luglio 1776, degli Stati Uniti.
È già interessante notare l’influenza del pensiero di esponenti della cultura del nostro Paese su quel testo. Nel confronto tra Beniamino Franklin e il filosofo napoletano Gaetano Filangieri fu, infatti, l’insegnamento di quest’ultimo a suggerire di sostituire alla espressione “diritto alla proprietà” quella relativa alla felicità”.
La questione dei due illuministi “italiani” (uso le virgolette perché l’Italia non c’era) mi ha incuriosito e scopro che in effetti si tratta di una interpretazione non corrispondente alla realtà.
La corrispondenza di Filangieri con Benjamin Franklin iniziò nel 1782 (prime lettere documentate) e proseguì fino al 1787-88. La Dichiarazione d’Indipendenza è del luglio 1776. Filangieri non poteva averla influenzarla. Al contrario, egli fu influenzato dall’esperienza americana (ammirava la Pennsylvania e le idee repubblicane) e sviluppò il tema della “felicità nazionale” come fine delle buone leggi, in un’ottica più collettiva e riformatrice (distribuzione della ricchezza, lavoro, ecc.). Alcune fonti italiane attribuiscono a lui (via Franklin) l’idea del diritto alla felicità, ma si tratta di un’inversione temporale non supportata dai fatti: l’opera e i contatti sono successivi. Direi una spiegazione tombale.
Filippo (Philip) Mazzei, amico e vicino di Jefferson a Monticello dal 1773, condivideva idee illuministe e scrisse articoli (tradotti o aiutati da Jefferson) già nel 1774, tra cui la celebre formulazione: «Tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi e indipendenti» (All men are by nature equally free and independent).
Questa frase è collegata più direttamente all’uguaglianza («all men are created equal») che compare nella Dichiarazione e nella Virginia Declaration of Rights di George Mason (giugno 1776). Kennedy e alcune risoluzioni del Congresso USA hanno sottolineato questo legame. Mazzei e Jefferson scambiarono idee su libertà, uguaglianza e governo, e Jefferson diede a Mazzei una bozza della Dichiarazione.
Non esiste però evidenza primaria che Mazzei abbia fornito specificamente la formula del “pursuit of Happiness”. La “ricerca della felicità” resta dunque una formulazione jeffersoniana (o di sintesi anglo-americana) radicata nel pensiero illuminista anglo-americano e nella Virginia Declaration, non un prestito diretto da uno dei due ”italiani”.
Si sorvola un pochino (anzi un po’ di più…) sul legame che univa Filangieri e Mazzei, vale a dire l’appartenenza alla Massoneria, che certo in quel tempo era altra cosa rispetto ad oggi. Resta valido dal discorso di Mattarella - che scava nel discorso su punti chiave della Costituzione italiana simili nella sostanza al diritto alla felicità - quanto si ricava come insegnamento da una brano del celebre costituente Giuseppe Dossetti, che riporto volentieri: ”È proprio, nei momenti di confusione, o di transizione indistinta, che le Costituzioni adempiono la, più vera, loro funzione: cioè, quella di essere, per tutti, punto di riferimento e di chiarimento. Cercate, quindi, di conoscerla; di comprendere, in profondità, i suoi principî fondanti; e, quindi, di farvela amica e compagna di strada… vi sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento; per qualunque cammino vogliate procedere, e per qualunque meta vi vogliate prefissare”.
Incidentalmente e da valdostano direi che varrebbe - e lo segnalo ai miei giovani compatrioti - anche per la conoscenza dello Statuto di Autonomia della Valle d’Aosta.