L’altro giorno, durante un piacevole pranzo con vista sulle vette valdostane, scherzavamo sul concerto monotono e ripetitivo del frinire delle cicale. Quando uno dei commensali ha detto e mi ha stupito: “Quelli che non vedo e non sento più tanto sono i grilli!”.
Ricordo come la Natura abbia organizzato una vera e propria staffetta musicale estiva: le cicale coprono il "turno di giorno" sotto il sole cocente, mentre i grilli prendono il testimone per il "turno di notte" non appena il sole tramonta!
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, quello dei grilli non è un canto vocale, perché producono il suono sfregando le ali anteriori (tegmine) tra loro, in un processo chiamato stridulazione. Un’ala ha una sorta di raspa simile a una lima, l’altra una lamina risonante che amplifica il suono come una cassa armonica di uno strumento musicale. Quel che è esce è il cri-cri da cui in tutte le lingue esce la parola grillo o simili di evidente origine onomatopeica.
”Suonano” solo i maschi. Le femmine sono completamente silenziose. D’altra parte il canto serve ad attrarre le femmine e a stabilire gerarchie di dominanza tra i maschi rivali (un po’ come il canto degli uccelli).
Nonostante l'impressione comune che siano ovunque — dovuta anche a picchi e riproliferazioni stagionali o locali dovute al microclima — i grilli rientrano tra le categorie più vulnerabili in Europa e ciò confermano l’impressione del mio amico.
L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha pubblicato una valutazione approfondita (European Red List of Orthoptera), da cui si ricava che gli Ortotteri (il gruppo che comprende grilli, cavallette e locuste) native dell'Europa sono minacciate di estinzione. Le specie più esposte sono quelle a distribuzione limitata (ad esempio specie alpine, insulari o dell'Europa meridionale), dove la frammentazione dell'habitat può spazzare via l'intera popolazione.
Il declino delle popolazioni di grilli è legato a trasformazioni profonde della gestione del territorio, come l’agricoltura e il pascolo intensivi, pesticidi e insetticidi e l’urbanizzazione che separano le popolazioni, impedendo la riproduzione. Spunta anche il cambiamento climatico con siccità e incendi.
Detto in poche parole, pur essendo piccoli e spesso ignorati, i grilli sono un anello importante della catena alimentare e del ciclo dei nutrienti. Per questo il loro declino, come quello di altri insetti, ha conseguenze che si propagano su tutto l’ecosistema. Il grillo evoca cose antiche e recenti.
Penso al pedante e moralista Grillo Parlante — che Pinocchio schiaccia con un martello per zittirlo — che sarebbe nato prendendo in giro bonariamente prete parente acquisito.
E i grilli come cibo? In molte culture del mondo, in particolare nel Sud-est asiatico (Thailandia, Vietnam, Cambogia), in Africa e in America Latina (come in Messico), i grilli vengono consumati regolarmente da secoli: fritti, tostati, speziati (al chipotle, al lime, al curry) o saltati in padella. Sono apprezzati per la loro croccantezza e per un gusto che ricorda la frutta secca, come le noci o le nocciole.
Da qualche anno, l'Unione Europea ha autorizzato l'uso delle farine di grillo (Acheta domesticus) come "Novel Food". Oggi la farina di grillo viene utilizzata (previa indicazione in etichetta) per prodotti da forno (cracker, biscotti e pasta) e integratori e barrette energetiche.
Resta la curiosità del fatto che la politica italiana - per via del suo fondatore Beppe Grillo - avesse dato vita al devastante fenomeno politico noto per derivazione come ”grillismo”, oggi diventato ”contismo” per esautoramento dell’ex comico e sua sostituzione con Giuseppe Conte.
Collodi, con la sua penna, avrebbe saputo trarre un racconto.