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08 ago 2026

Gli occhi al cielo per le stelle cadenti

di Luciano Caveri

La tradizione delle stelle cadenti (termine popolare assai poetico) della notte di San Lorenzo, quella di domani, è bellissima. Ma attenzione che le Perseidi - gli sciami meteorici più famosi e più spettacolari dell’anno - non sono concentrate in una sola notte.

Nel 2026 sono attive dal 17 luglio al 24 agosto circa (qualche meteora sporadica anche prima e dopo). Il miglior periodo per l’osservazione va da fine luglio a metà agosto, quando l’attività aumenta progressivamente. Il picco sarà nella nottata tra il 12 e il 13 agosto (con il massimo intorno alle 2-4 del mattino del 13).

Quest’anno è perfetto perché con la Luna nuova del 12 agosto, il 2026 sarà uno degli anni migliori degli ultimi tempi: in posti bui si possono vedere anche 50-100 meteore all’ora! Prepariamoci al meglio!

“Stella” è una bella parola discende dal latino stella, a sua volta erede di una radice indoeuropea molto antica, la stessa che ha generato il greco astron/aster, il tedesco stern, l’inglese star. È una delle parole più persistenti: da migliaia di anni, popoli diversi indicano il cielo notturno quasi con lo stesso suono.

Dal latino classico la parola è passata al latino volgare, mantenendo intatta la sua forma, per poi diffondersi in tutte le lingue romanze: l’italiano stella, lo spagnolo e il portoghese estrella/estrela, il francese étoile (frutto di un’evoluzione fonetica più articolata, passando per esteile), il rumeno stea.

Accanto a “stella” il latino conosceva anche sidus (da cui “sidereo”) e astrum (dal greco), termini che sopravvivono oggi in ambiti più tecnici o poetici, mentre “stella” è rimasta la parola viva e quotidiana.

Nel tempo “stella” ha smesso di indicare solo i corpi celesti e si è caricata di significati nuovi, spesso lontanissimi tra loro. Certo astronomico, ma anche nello spettacolo (stella del cinema) o nella cucina (stelle Michelin) e nel settore alberghiero (le stelle indicano la qualità della struttura), la stella polare ci indica la strada nella vita, mentre la stella alpina cresce nelle montagne. C’è la stella in geometria e nell’araldica, così come la stella cometa sul presepe. C’è pure chi si chiama Stella come nome di battesimo scelto dai genitori.

In prosa, uno dei ritratti più noti delle stelle si trova ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, dove l’autore osserva che ogni persona guarda le stelle in modo diverso: per chi viaggia sono una guida, per lo studioso un problema da risolvere, per il mercante una ricchezza d’oro, mentre per il protagonista diventano il segno silenzioso di un’amicizia lontana.

In poesia, il culmine è forse la Divina Commedia di Dante, dove ciascuna delle tre cantiche si chiude proprio con la parola “stelle”: l’Inferno si conclude quando i due poeti tornano a vedere il cielo, il Purgatorio quando l’anima è pronta a salire verso l’alto, il Paradiso quando l’amore divino muove il cosmo intero. Dante sceglie deliberatamente questa parola come sigillo finale di tutto il poema: ”l’amor che move il sole e l’altre stelle” chiude il viaggio ultraterreno con l’immagine di un cosmo tenuto insieme dall’amore.

E poi ci sono appunto le stelle cadenti che tutti conosciamo nelle notti d’agosto, che attraversano il buio in una scia veloce e bisogna esprimere in silenzio un desiderio che si avveri.

Sulla spiaggia, con il rumore del mare a fare da sottofondo, il cielo si allarga sopra l’orizzonte piatto e ogni stella sembra moltiplicarsi nel riflesso dell’acqua. In un rifugio di alta montagna, senza luci artificiali a disturbare, lo stesso cielo si mostra ancora più denso, quasi polveroso di quante stelle si vedono: la Via Lattea diventa visibile a occhio nudo, e il silenzio dell’alta quota rende quel firmamento qualcosa di quasi tangibile.

È il modo più semplice per ritrovare il significato originario di questa parola antichissima: un punto di luce fisso nel buio, capace di orientare — letteralmente o nel cuore — chi la guarda. C’è una poesia di Trilussa in romanesco, che dice nei primi versi:

“Quanno me godo da la loggia mia

quele sere d’agosto tanto belle

ch’er celo troppo carico de stelle

se pija er lusso de buttalle via,

a ognuna che ne casca penso spesso

a le speranze che se porta appresso.

Perché la gente immaggina sur serio

che chi se sbriga a chiede quarche cosa

finché la striscia resta luminosa,

la stella je soddisfa er desiderio;

ma, se se smorza prima, bonanotte:

la speranzella se ne va a fa’ fotte”.