Sono stato fra i fautori della nascita dell’Associazione Stampa Valdostana, il sindacato dei giornalisti della Valle d’Aosta e ne fui Presidente per alcuni anni.
L’Asva venne fondata nel 1990, distaccandosi dalla vicina Stampa Subalpina piemontese, che contava la presenza di un valdostano nel direttivo e, prima del distacco, avevo avuto l’onore di essere questo rappresentante a Torino per un certo periodo, perché a capo del gruppo locale non ancora ufficializzato come autonomo dalla Federazione nazionale (FNSI). Esperienza utile per capire meglio, dal di dentro, i meccanismi della professione, quando ancora vantava un gran prestigio.
L’Ordine dei giornalisti della Valle d’Aosta, raggiunto il numero minimo di iscritti, si distaccò a sua volta dal Piemonte solo nel 1998, perché necessitò una modifica della legge nazionale, che proposi quand’ero deputato valdostano.
Questo per dire che sono stato testimone diretto dei fenomeni che in quegli anni riguardarono la professione del giornalismo in Valle d’Aosta: la nascita del Telegiornale regionale nel 1979 che rafforzò notevolmente la Redazione RAI, prima dedicata al solo Gazzettino regionale radiofonico (ed io fui fra i redattori neoassunti); la nascita delle pagine regionali de La Stampa di Torino nel 1981, cui si aggiunse purtroppo la chiusura delle pagine dedicate alla Valle della Gazzetta del Popolo nel 1983. Poi nacquero La Vallée e altre pubblicazioni, fiorirono e in parte sfiorirono le radio private e irruppero testate on line. Oggi dirigo la versione digitale dell’unico periodico politico sopravvissuto, Le Peuple Valdôtain.
Con queste esperienze sulle spalle, seguo con maggior curiosità e trasporto le vicende riguardanti lo smantellamento del gruppo GEDI, facente capo alla famiglia Agnelli-Elkann. Dominus John Elkann, nipote del famoso Gianni Agnelli, che resterà nella Storia come l’erede che ha liquidato la Fiat e pure i giornali di proprietà in Italia attraverso uno spezzatino di vendite. Operazioni finanziarie probabilmente preordinate, ma avvenute senza la trasparenza necessaria. Il risultato finale è invece chiarissimo, come si vede nell’editoria abbandonata senza scrupoli e peggio ancora con l’abbandono del settore automobilistico che pian piano ha privato l’Italia di un settore industriale strategico.
Oggi legittimamente si guarda a La Stampa come caso di scuola di fronte ad una svolta che riguarda il futuro di un giornale importante, che già ha sofferto per il cambiamento del mercato informativo con la rivoluzione digitale e pure con la complicità di Direttori disastrosi, che hanno snaturato la natura stessa del quotidiano e della sua linea editoriale con una conseguente fuga di lettori da capogiro.
Per la Valle d’Aosta l’interesse è chiaro. La pagina regionale de La Stampa, nata del 1981 e battistrada di un maggior decentramento delle pagine locali, è l’unica espressione quotidiana rimasta dopo la già citata chiusura della Gazzetta del Popolo e il fallimento di un fugace tentativo, anni fa, di un quotidiano valdostano del tutto locale.
La presenza di questa redazione è importante perché - lo ripeto- è l’unico grande quotidiano nazionale con una redazione stabile in Valle d’Aosta, che copre quotidianamente la politica regionale, la cronaca e la vita della comunità. Oltre ad essere stata una fucina di giornalisti, che hanno svolto con professionalità un lavoro al servizio della comunità. Conto fra loro amici vecchi e nuovi.
Di certo - come si dice - sarà bene essere vigili, anche se quel che sta avvenendo in generale mostra il cinismo delle leggi di mercato in un settore informativo che sta cambiando con rapidità impensabili che intaccano una professione, il giornalismo, che non riesce ad avere da anni il rinnovo del contratto e questa è una cupa cartina di tornasole.
Resta la necessità primaria di avere anche in Valle d’Aosta un’informazione di qualità, attraverso gli strumenti vecchi e nuovi, e contando su giornalisti che conoscano la Valle e non siano paracadutati in loco senza contezza della realtà locale. Non è chiusura ma buonsenso. Per cui solidarizzo con i colleghi de La Stampa nel nome dell’antico prestigio della testata: in gioco ci sono elementari elementi di difesa democratica e lo dico senza enfasi, ma con convinzione .