Chi non prende sul serio Putin pare non capire come il perenne stato di guerra rafforzi lo Zar dei tempi nostri. Mi limito all’essenziale.
Dall'ascesa al potere nel 1999, Vladimir Putin ha impiegato sistematicamente la forza militare per consolidare il controllo interno, riaffermare l'influenza russa nello spazio post-sovietico e proiettare potenza a livello globale.
Il suo percorso bellico e d'intervento armato include: la seconda guerra cecena (1999-2009): lanciata all'inizio del suo mandato per riaffermare il controllo di Mosca sulla repubblica separatista del Caucaso settentrionale. La guerra in Georgia (2008): un rapido intervento a sostegno delle regioni separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia per bloccare l'avvicinamento di Tbilisi alla NATO. Il peggio la guerra in Ucraina (dal 2014 a oggi): iniziata con l'annessione illegale della Crimea e il sostegno ai separatisti del Donbass, culminata nel 2022 nell'invasione su vasta scala dell'Ucraina. L’intervento in Siria (dal 2015) decisivo per salvare (non per sempre…) il regime di Bashar al-Assad e assicurare alla Russia basi strategiche nel Mediterraneo (Tartus e Khmeimim). Le presenze in operazioni africane (Mercenari Wagner/Africa Corps): interventi di supporto a regimi e giunte militari in Paesi come Libia, Mali, Repubblica Centrafricana, Sudan e Burkina Faso per estendere la sfera d'influenza geopolitica ed economico. La difesa armata dello spazio post-sovietico: mantenimento di basi ed effettivi militari e di peacekeeping in Transnistria (Moldavia), Armenia, Tagikistan, Kirghizistan e Bielorussia.
Putin ora maramaldeggia su Kaliningrad, minacciando l’Occidente con il possibile uso delle bombe nucleari se ci fosse qualche minaccia su questa sua roccaforte russa. Qualcuno teme che questo atteggiamento sia l’ennesima follia alla ricerca di un casus belli.
Non so se tutti conoscano quanto sia falsa questa esaltazione di questa exclave (ma un'enclave dal punto di vista geografico e geopolitico rispetto all'Unione Europea).
Giuridicamente è davvero un caso quasi unico di una città con un passato celato. "riscritta": ciò che la Russia celebra oggi è una storia che inizia nel 1945, mentre i sette secoli precedenti sono stati in gran parte cancellati o messi in secondo piano.
Si chiamava Königsberg, fondata nel 1255 dai Cavalieri Teutonici e divenne capitale della Prussia ducale e nel 1701 sede dell'incoronazione di Federico I, primo Re di Prussia. Fu città anseatica, sede dell'università Albertina e centro illuminista: qui nacque, visse e morì Immanuel Kant (1724-1804), e qui Eulero formulò il problema dei sette ponti. Era una città tedesca, poi con minoranze lituana e polacca, e non aveva nulla di russo con buona pace di Putin.
I bombardamenti britannici dell'agosto 1944 e l'assalto sovietico dell'aprile 1945 distrussero il centro storico. A Potsdam l'area finì sotto amministrazione sovietica: la popolazione tedesca rimasta fu espulsa o morì di fame e stenti, la città fu ribattezzata nel 1946 in onore di Michail Kalinin e ripopolata con russi e altri sovietici.
Sopravvissero la cattedrale e la tomba di Immanuel Kant, nato in questa città, unico edificio risparmiato per il suo prestigio. Dopo il 1991 Kaliningrad è diventata un'exclave, separata dalla Russia da Lituania e Polonia, e ha assunto un valore strategico: sede della Flotta del Baltico, vetrina di potenza militare e leva di pressione sulla NATO, come si è visto nelle tensioni sul transito con la Lituania dal 2022. Nella narrazione ufficiale è la "fortezza" occidentale della Russia e il frutto della vittoria sovietica. Il passato tedesco non è del tutto rimosso: l'università porta il nome di Kant e il patrimonio prussiano è una risorsa turistica.
Nel 1945 nella parte settentrionale della Prussia orientale restavano circa 100-130mila tedeschi, in gran parte donne, anziani e bambini. Nell'inverno 1945-46 la fame e il tifo ne uccisero decine di migliaia. Dal 1947 l'URSS organizzò i trasporti verso la zona di occupazione sovietica in Germania, conclusi nel 1948. Molti bambini orfani, i "Wolfskinder", sopravvissero mendicando in Lituania. Arrivarono intanto coloni da tutta l'URSS, sotto un regime che cancellò i toponimi tedeschi, mentre la regione diventava zona militare chiusa agli stranieri fino al 1991. I residenti di oggi sono quindi, quasi per intero, discendenti di persone arrivate dopo la guerra.
Kalinin fu un dirigente stalinista e approvò nel 1940 la decisione che portò al massacro di Katyn, dove furono uccisi 22.000 prigionieri polacchi. Un bel tipetto meritevole di vedersi dedicata una città.
Dopo il 1991 sono circolate proposte di ritorno a Königsberg o di alternative come Kantgrad, ma i sondaggi hanno mostrato una netta maggioranza locale contraria. Il nome tedesco evoca infatti l'idea di una "restituzione", e per Mosca, che vede in ogni revisione una minaccia territoriale, l'argomento è quasi tabù. Kaliningrad ospita la Flotta del Baltico a Baltijsk, difese antiaeree e missili a corto raggio come gli Iskander. Il suo peso dipende soprattutto dalla geografia: è stretta tra Polonia e Lituania, e il corridoio di Suwałki, il breve tratto di confine polacco-lituano che la separa dalla Bielorussia alleata, è considerato il punto più vulnerabile della NATO nel Baltico. Dopo l'ingresso di Finlandia e Svezia nell'Alleanza, il Baltico ha ancora più isolato l’exclave.
Cosa avrebbe detto Kant? Basta ricordare il suo scritto “Per la pace perpetua” (1795), Tre punti colpiscono più di altri: Per Kant uno Stato non è un patrimonio che si possa acquisire, ereditare o scambiare, ma una società di persone. Ridisegnare e rinominare una città (Königsberg diventa Kaliningrad, nel 1945) come bottino di guerra tratta esseri umani e territorio come cose. Idem per l’Ucraina.
Espulsioni e violenze sui civili violano la formula dell'umanità, cioè la dignità delle persone come fini in sé, mai solo mezzi. La deportazione di massa dei tedeschi di Königsberg ne è un caso da manuale e i bambini ucraini rapiti fanno il pari.
Kant vietava ostilità che rendessero impossibile una pace successiva, e condannava l'ingerenza nella costituzione di altri Stati. Una conquista brutale semina risentimento e rende la pace solo una tregua.
C'è però un'ironia storica: Kant l'occupazione russa in seguito alla guerra con la Prussia la visse davvero, tra il 1758 e il 1762, durante la Guerra dei Sette Anni. Giurò fedeltà all'imperatrice Elisabetta, figlia del famoso Pietro il Grande, insegnò a ufficiali russi e chiese persino una cattedra allo zar. Fu pragmatico, non eroico. Questo ci ricorda che il suo rigore morale riguardava i principi, ma spesso nella vita anche i migliori purtroppo si adeguano
Dopo il 1945 il suo sepolcro, accanto al Duomo distrutto, fu risparmiato e restaurato, e Kant divenne un simbolo locale. Un destino che forse avrebbe trovato paradossale: il filosofo della cittadinanza cosmopolita onorato in una città svuotata della sua popolazione originaria e oggi nelle mani di un despota come Putin.