Il voto in Valle d’Aosta il 19 aprile?

È ovvio come la scelta del 19 aprile per le elezioni regionali sia sbagliata e furbesca, in un intrico fra le due cose che lascia perplessi e forse scandalizzati, ammesso di avere ancora una sufficiente riserva di sdegno, già ampiamente esaurito in questa Legislatura da dimenticare.
Chissà chi sono il Gatto e la Volpe, più altri animali degni della favolistica, ad avere pensato almeno tre cose per partorire la data e dubito che ne godranno, come pensano.
La prima riguarda il vantaggio per chi è più grande e organizzato oppure per chi metterà assieme debolezze, sperando che facciano una forza, visto che raggiungere in fretta 35 candidati non è facile e non agevola nessuno la preferenza unica che farà dire no a molte persone “per paura di fare brutta figura”. I gruppi politici più piccoli ne soffriranno e specie chi deve raccogliere le firme sul simbolo, perché non presente in Consiglio Valle, di fatto è penalizzato per i tempi ristretti ed è un vulnus per la democrazia. Puzza poi la scelta del 19, a poche ore dalla famosa sentenza del 22 aprile della Corte dei Conti sul Casinò, che tocca molti dei competitor che si riproporranno. Ci volevano buonsenso e buongusto, ma esiste una foga evidente che risulta sospetta, specie per quello slogan stanco, perché infondato, dei drammi dell’ordinaria amministrazione che blocca tutto e tutti. Come se nei periodi pregressi ci fossero state faville politiche e amministrative.
Spiace questo misto fra commedia all’italiana e tragedia greca, che mi pare preoccupi e irriti larga parte dei valdostani. Ma molti dei protagonisti in negativo sono distanti dalla realtà e convinti che trucchi e trucchetti siano scarsamente visibili per i non addetti ai lavori e affondino in una annoiata routine. Io penso si sbaglino di grosso e solo una visione arrogante può giustificare queste loro sicurezze improbabili.
La Democrazia e l’Autonomia spingono a fare scelte condivise su certe regole fondamentali e chi vuole truccare la partita già prima che inizi svilisce anzitutto le Istituzioni e danneggia persino sé stesso per inconsapevolezza e sicumera.
Sono amareggiato in particolare da chi sistematicamente dice una cosa e ne fa un’altra, forse nella convinzione che gli altri siano solo dei fessi e che la famosa réunion serva solo come scala per salire su chissà quale cima per primeggiare. Sappiano persone come queste che le loro intenzioni sono, invece, così evidenti che neppure la più abile manipolazione o il più astuto camuffamento servono a qualcosa. Il troppo stroppia e lo si vede persino da distante e non è un bello spettacolo.

Quando il Web è una fogna

Benjamin GriveauxLa storia del candidato macroniano al posto di sindaco di Parigi, Benjamin Griveaux, ha giustamente preoccupato per la dinamica dei fatti, che hanno portato il pupillo di Emmanuel Macron alla rinuncia alla corsa elettorale. Questa personalità, che pure ha avuto ampio sostegno per la dinamica delle sue disavventure, ha abboccato come un pesce ad un piano architettato per danneggiarlo: la fidanzata di un ambiguo artista russo (con asilo politico in Francia), d'intesa con un avvocato della stessa pasta, contatta sul Web l'ingenuo Griveaux. In un crescendo erotico il politico sedotto da questa conoscenza virtuale si è fatto filmare nudo nell'atto di masturbarsi e l'artista russo - con foga moralistica rispetto ai discorsi sulla famiglia della vittima - ha pubblicato un video in Rete e così il candidato si è ritirato. Che sia stato un complotto od una semplice trappola per far clamore lo vedranno i magistrati francesi, ma quel che conta è che tutti in Francia hanno aperto gli occhi su questo meccanismo di ricatto, che ormai è un'industria fiorente.
E' un abbordaggio truffaldino - detto sexestorsion - che conoscono bene quelli che navigano sui "social". Io stesso fra i cinquemila follower di "Twitter" ho - ma ovviamente non le "seguo" - profili di adescatrici, facilmente riconoscibili. Per tre tipologie: quella supersexy oppure modello brava ragazza o donna sofferente per i destini avversi, più qualche variante mista fra i generi. Faccio qualche esempio l'ammiccante americanina Kayla, la sudamericana Sandrina con minigonna, la sorridente Nadine, la misteriosa Florentine «sono una persona per bene», Jisie con il suo «cerco l'uomo della mia vita». Spesso i testi di presentazione sono sgrammaticati e le foto scelte prese chissà da chi le ha abbandonate nella Rete per essere ripescate da malintenzionati.
Da notare - l'ho verificato con una piccola indagine - che talvolta vengono usati nomi di persone realmente esistenti a cui è stata sottratta l'identità per dare maggior credibilità alla sceneggiata. Se concedi l'amicizia inizia la chat privata che poi finisce sempre con la richiesta di vedersi, ad esempio su "Skype". Ed avanti con il gioco di seduzione sino alla richiesta di una foto, di un video hard o un incontro in webcam. Il pollo ci casca e poi, tempo dopo, una persona diversa dalla femme fatale fissa una somma di denaro in cambio del riserbo sulle immagini ed i filmati ricevuti. L'alternativa è la diffusione degli stessi, con conseguenze devastanti sulla vita privata e sulla reputazione. In pochi denunciano, in molti pagano. In caso di denuncia troppo spesso la Polizia Postale scopre che, nel gioco delle scatole cinesi, si finisce su server e su call center situati in Paesi con i quali non si può fare nulla di concreto e la questione si arena. Resta chiaro, però, come i "social" dovrebbero essere i primi, con molteplici strumenti che hanno a disposizione, a bloccare certi profili, che io riconosco ormai in un battibaleno e figurati loro con i loro algoritmi e la tracciatura che consente di capire vita, morte e miracoli di ciascuno.
Per questo il "caso Griveaux" diventa un simbolo ed apprezzo molto un editoriale di Lionel Bonavanture su "Le Monde", che così recita: «Ce qu'on espérait ne jamais voir se produire en France est devenu bien réel, vendredi 14 février, lorsque Benjamin Griveaux, candidat LRM à la Mairie de Paris, a annoncé qu'il renonçait dansle but de protéger ses proches, après la diffusion sur les réseaux numériques d'une vidéo à caractère sexuel. Quelles que soient les faiblesses du candidat durant la campagne, l'histoire retiendra qu'une attaque au-dessous de la ceinture est venue à bout de ses ambitions. Un site, récemment créé, avait diffusé mercredi soirune vidéo intime et des messages connotés adressés à une femme, affirmant qu'ils émanaient de l'ancien porte-parole du gouvernement. Les réseaux sociaux les ont ensuite propagés.
Montée pour nuire au candidat, l'opération implique notamment l'artiste contestataire russe Piotr Pavlenski, réfugié en France depuis 2017 et poursuivi pour des actes de violence. Elle a réussi au-delà de toute limite. Les quelques principes qui semblaient encore régir l'exercice de la vie publique en France ont volé en éclats. Exit la stricte étanchéité entre vie publique et vie privée. Pulvérisé le refus de confondre combat politique et ordre moral. Oublié le droit reconnu aux adultes d'entretenir une relation sexuelle librement consentie, tant qu'elle ne viole aucune loi»
.
Così prosegue l'articolo: «D'aucuns évoqueront l'inéluctable américanisation de la vie politique française dans une allusion au puritanisme anglo-saxon, qui est venu à bout de nombre de carrières outre-Atlantique. D'autres souligneront l'irrépressible influence des réseaux sociaux sur l'exercice de la démocratie: à partir du moment où la technologie permet de monter puis d'orchestrer en un temps record, et dans une dimension planétaire, des campagnes ordurières, les candidats n'ont qu'à bien se tenir, surveiller leurs propos, faire taire leur portable. Ceinture et bretelles. Ce n'est pas acceptable. Il faut résister à ces dérives au nom du respect de la démocratie et des droits qu'elle garantit.
Le voyeurisme a toujours existé. Il a donné prise dans le passé à des campagnes peu ragoûtantes comme l'affaire Markovic, entièrement fabriquée au début des années 1970, pour nuire au couple Pompidou. Les réseaux sociaux ont démultiplié le risque sans pour autant que les citoyens aient été laissés sans protection.
La "vengeance [ou le complot] pornographique", dont a été victime Benjamin Griveaux, et qui consiste à diffuser des images intimes sans l'accord des personnes concernées, est un délit sévèrement puni par la loi. Depuis l'adoption, en 2016, de la loi "pour une République numérique", son ou ses auteurs sont passibles de deux ans d'emprisonnement et 60.000 euros d'amende. Ce texte doit permettre de rendre la justice dans cette sordide affaire.
Au-delà, une réflexion citoyenne s'impose, pour que se développe un usage raisonné des réseaux sociaux, car ce qui est inacceptable pour les politiques l'est aussi pour n'importe quel citoyen. Personne ne peut tolérer qu'un voisin ou un tiers utilise la force des réseaux pour se venger, en faisant de l'espace numérique public le juge de paix de ce qui ne peut relever que de la sphère privée»
.
Sottoscrivo.

Il tempo dilatato del Carnevale

I resti del Carnevale dei bimbi ad AostaSi può mettere assieme sacro e profano? Certo che sì, perché tutto si frammischia nella nostra natura umana, dalla terra al cielo e ciò avviene in tutte le società, più o meno complesse che siano.
Così, per scrivere del Carnevale, momento scherzoso e festoso, bisogna partire dalla Pasqua, festività cardine della cristianità, fatta di una gioia mistica e non di quel divertimento terra a terra delle mattane carnevalesche.
Cosa dice di Pasqua il giornale "Famiglia Cristiana"? Ecco sul punto che ci interessa: "Perché la data della Pasqua è mobile? Perché è legata al plenilunio di primavera. La datazione della Pasqua, nel mondo cristiano fu motivo di gravi controversie fra le Chiese d'Oriente e d'Occidente, la prima era composta da ebrei convertiti e la celebrava subito dopo la Pasqua ebraica e cioè nella sera della luna piena, il 14 Nisan, primo mese dell' anno ebraico; quindi sempre in giorni diversi della settimana".

A proposito di "overtourism"

(troppi) Turisti a VeneziaDella volte mi domando, di fronte a certe punte d'affollamento nelle località sciistiche valdostane, se anche noi in Valle si soffra di qualche fenomeno di "overtourism", che è un neologismo che indica il sovraffollamento di turisti in una meta vacanziera. Parola apparsa per la prima volta nel dizionario "Oxford" nel 2018 significa letteralmente "troppo turismo", un fenomeno complesso che va analizzato da vari punti di vista. Il caso più eclatante è l'allarme lanciato su di una città fragile come Venezia, ma anche a Barcellona o ad Amsterdam stanno ragionando su contromisure contro gli eccessi non solo a tutela dei luoghi, dei monumenti, ma anche della tranquillità di chi ci vive. Questo vale anche per mete naturalistiche di un certo pregio che rischiano la compromissione se la logica di conservazione non viene più assicurata per via di certi eccessi.

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2020 Luciano Caveri