Il Trattato del Quirinale e la Valle d'Aosta

'Emmanuel Macron e Mario Draghi firmano il 'Trattato del Quirinale' sotto gli occhi di Sergio MattarellaPer molto tempo ho sentito parlare del "Trattato del Quirinale", avendone notizie frammentarie. Il cammino era partito nel 2017 e si era fermato a causa del ruolo politico al Governo di pentastellati e leghisti, la cui posizione sull'Unione europea era ben peggiore di quella di oggi e, visto che sono ancora al Governo, sul Trattato sono stati zitti. Ora il ministro degli Esteri si è detto entusiasta con una vera faccia di bronzo, perché è lo stesso Luigi Di Maio, vice-presidente del Consiglio, ministro e capo politico del "Movimento 5 Stelle", che nel 2019 scrisse «Gilet gialli, non mollate!», rivolgendosi ai più grandi nemici di Emmanuel Macron!
Ispiratore del Trattato, come dice il nome che indica la sede della Presidenza della Repubblica, è stato il Presidente Sergio Mattarella. Anche se i firmatari sono stati Emmanuel Macron, che ha seguito sin da subito la genesi dell'accordo, e Mario Draghi, che se l'è trovato, condividendone di sicuro i temi e l'idea di questo asse politico-diplomatico. L'Italia esce dal buco nero degli anni passati e rafforza un asse strategico, specie nella chiave del dopo Merkel e per reagire quel caos in certi Paesi dell'est europeo, che prefigura come probabile un'Europa che ufficializzi l'esistenza di due velocità con un "gruppo di testa" da cui Roma ha rischiato di non fare più parte per certe stupidità e incapacità antieuropeiste.
Sulla particolarità di questo documento ha scritto così "Le Monde": «Ce "traité pour une coopération bilatérale renforcée", dit "Traité de Quirinal", est très rare en Europe: il s'agit seulement du second traité signé par la France après celui de l'Elysée, paraphé en 1963 avec l'Allemagne, complété par celui d'Aix-la-Chapelle en 2019».
Scorro ora il Trattato per spizzichi e bocconi con un rimpianto: forse si sarebbe potuto, con uno scenario diverso, mettere un codicillo riguardante la nostra minoranza francofona, ma la Francia dal dopoguerra ha deciso di impegnarsi pochissimo sul punto e mai sul piano diplomatico vero e proprio. Ma vediamo che cosa ci può essere di utile, perché la Storia non si cambia ed è saggio prendere atto della realtà.
Nelle premesse spunta un significativo: «sottolineando che le loro relazioni bilaterali sono sempre più radicate nelle politiche europee, come dimostra la realizzazione congiunta dei grandi programmi finanziati dall'Unione; ritenendo che i loro partenariati e le loro cooperazioni bilaterali contribuiscono reciprocamente all'approfondimento dello stesso progetto europeo e che possono servire da fonte d'ispirazione per nuove politiche a livello dell'Unione;
condividendo la volontà d'intensificare i legami esistenti tra di loro e le intense cooperazioni bilaterali che si sono sviluppate nel corso della storia, in particolare in ambito politico, economico, sociale, educativo, scientifico e culturale e nei settori strategici per il futuro dell'Unione Europea»
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Sembra fuffa, ma per chi è avvezzo alle politiche comunitarie si notano certe possibilità, ancora più nette più avanti: «nella convinzione che l'Arco alpino, particolarmente colpito dal riscaldamento climatico, meriti una stretta cooperazione e un forte coinvolgimento dei due Paesi; desiderose di favorire una migliore conoscenza reciproca delle loro società civili, in un'ottica di cittadinanza europea, in particolare tra le giovani generazioni».
Piste essenziali per i nostri rapporti con la Francia e le Regioni vicine, cui si aggiunge:
«riconoscendo l'importanza ed il ruolo fondamentale delle collettività territoriali italiana e francese e degli altri attori locali per rinsaldare i vincoli di amicizia tra i due popoli e sviluppare progetti comuni».
Utile ad esempio per i grandi Parchi del Gran Paradiso e della Vanoise quel che si dice più avanti: «le Parti s'impegnano a promuovere e sostenere la cooperazione tra le loro aree protette e tra i loro parchi terresti e marini, anche nel quadro degli accordi regionali e globali a tutela della biodiversità». Utilissimo l'articolo 8 per diversi dossier aperti: «le Parti riconoscono ai settori dell'istruzione e della formazione, dell'istruzione superiore, della ricerca e dell'innovazione un ruolo fondamentale nelle relazioni bilaterali e nel progetto comune europeo. Esse s'impegnano a favorire la mobilità tra i due Paesi in tutti questi settori, in particolare attraverso il programma europeo "Erasmus+"». E ancora: «al fine di favorire la diffusione e il reciproco apprendimento delle rispettive lingue, le Parti realizzano azioni di promozione linguistica e sostengono lo sviluppo dell'insegnamento della lingua italiana e della lingua francese nei rispettivi Paesi. In questo quadro, esse prestano particolare attenzione alla formazione e alla mobilità dei docenti e degli studenti che intendono intraprendere la carriera di docente. (…) Le Parti si adoperano per una cooperazione sempre più stretta tra i loro rispettivi sistemi di istruzione, con l'obiettivo in particolare di contribuire alla costruzione dello Spazio europeo dell'istruzione. Esse incoraggiano la mobilità giovanile, in particolare per l'istruzione e la formazione professionale, in un'ottica di apprendimento permanente, con l'obiettivo di istituire dei centri di eccellenza professionale italo-francesi ed europei e di favorire il riconoscimento di tali percorsi. Esse sviluppano i percorsi congiunti dell'Esame di Stato italiano e del Baccalauréat francese ("Esabac") e incoraggiano i partenariati sistematici tra gli istituti italiani e francesi che li offrono, nonché la mobilità degli studenti e dei loro docenti. Inoltre, esse s'impegnano a cooperare per un'educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale, attraverso programmi di collaborazione dedicati».
Spunta poi l'Università, che deve dare un senso rafforzato alla francofonia del nostro Ateneo: «le Parti si adoperano per avvicinare i loro sistemi d'istruzione superiore, con l'obiettivo in particolare di contribuire alla costruzione dello Spazio europeo dell'istruzione superiore. Esse s'impegnano a rafforzare la collaborazione universitaria, sviluppando il dialogo strutturato tra la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e la Conferenza dei Presidenti delle Università francese e la collaborazione attraverso l'Università Italo-Francese (Uif). A tal fine, esse prevedono un incontro biennale, tra i ministeri responsabili per l'istruzione superiore, coinvolgendo l'insieme degli attori universitari. Esse s'impegnano in questo quadro a promuovere attivamente la partecipazione delle istituzioni dell'istruzione superiore italiane e francesi al progetto delle università europee e ad accompagnarne la realizzazione. Esse rafforzano i programmi di scambio di studenti e personale accademico in ogni settore scientifico-disciplinare favorendo i doppi titoli, i titoli congiunti, in particolare a livello master, e i dottorati in co-tutela, nonché la cooperazione tra scuole dottorali»
Essenziale il punto "Cooperazione transfrontaliera": «La frontiera terrestre italo-francese costituisce un bacino di vita interconnesso, in cui le popolazioni italiana e francese condividono un destino comune. Le Parti s'impegnano a facilitare la vita quotidiana degli abitanti di questi territori. Le Parti dotano le collettività frontaliere e gli organismi di cooperazione frontaliera di competenze appropriate per rendere gli scambi e la cooperazione più dinamici. Esse sostengono i progetti che favoriscono l'integrazione di questo spazio e la realizzazione del suo potenziale umano, economico e ambientale, in linea con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e con quelli della politica di coesione europea. Esse rafforzano in particolare la cooperazione transfrontaliera in materia di sanità e d'interventi di soccorso alle persone. Esse adottano le modifiche regolamentari e sottopongono ai rispettivi parlamenti le modifiche legislative necessarie per eliminare gli ostacoli alla cooperazione frontaliera, incluso per la creazione di servizi pubblici comuni in materia sociale, sanitaria, ambientale, di energia, d'istruzione, culturale e di trasporti. Le Parti incoraggiano il dialogo tra amministrazioni e parlamenti sul recepimento del diritto europeo al fine di evitare eventuali conseguenze pratiche pregiudizievoli per gli scambi nei bacini di vita frontaliera legate a differenze significative nelle misure adottate a titolo nazionale. Le Parti approfondiscono la loro cooperazione in materia di sicurezza, in particolare attraverso scambi di personale e favorendo la realizzazione di operazioni comuni o coordinate. Le Parti si adoperano per lo sviluppo sempre più integrato di una rete di trasporti transfrontaliera ferroviaria, stradale e marittima. Esse riconoscono l'interesse strategico dello sviluppo coordinato e sostenibile della mobilità ferroviaria transalpina. In questo spirito, le Parti riconoscono il ruolo fondamentale assicurato dalle competenti Conferenze intergovernative settoriali. Le Parti favoriscono la formazione dei parlanti bilingue in italiano e in francese nelle regioni frontaliere, valorizzando in tal modo l'uso delle due lingue nella vita quotidiana. Le Parti studiano congiuntamente le evoluzioni dello spazio frontaliero, mettendo in rete i loro organismi di osservazione territoriale. Un Comitato di cooperazione frontaliera, presieduto dai ministri competenti delle Parti, riunisce rappresentanti delle Autorità locali, delle collettività frontaliere e degli organismi di cooperazione frontaliera, dei parlamentari e delle Amministrazioni centrali. Il Comitato, che si riunisce almeno una volta l'anno, può proporre dei progetti di cooperazione frontaliera in tutti gli ambiti delle politiche pubbliche, suggerendo soluzioni per la loro realizzazione, ivi incluse, a seconda dei casi, delle soluzioni convenzionali, legislative o regolamentari. Senza pregiudizio per le competenze delle autorità nazionali preposte alla gestione delle crisi, il Comitato può riunirsi, a richiesta di una delle Parti, anche nel caso di una crisi suscettibile d'incidere sui due lati del confine, al fine di consultarsi, nel formato appropriato, sulle misure più adeguate».
Chiare le enormi potenzialità? Personalmente ne vedo molte e scriverei come primi capitoli: la scuola, gli scambi economici e il tema del futuro del Traforo del Monte Bianco.

Le nicchie burocratiche

'Il bradipo Flash del film 'Zootropolis', con Judy e Nick«Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l'assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all'ufficio competente, che sta creando». (Ennio Flaiano)
Faccio una premessa per non essere equivocato. Nella mia esperienza politica ho conosciuto dipendenti delle Istituzioni pubbliche, posizionati a tutti i livelli, assolutamente straordinari e in contesti nazionali, europei ed evidentemente a casa mia, la Valle d'Aosta. L'inglese con eleganza li definisce "civil servant", in Italia si usa, specie quando ci hanno lasciato le penne per qualche orrore, il termine "servitore dello Stato", che poi - se declinato sulla democrazia locale - si dovrebbe usare il termine "Repubblica". Da noi, a differenza della Francia dove "République" si usa come il prezzemolo, la parola viene usata meno ed è un peccato.

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